La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 19 dicembre 2013

La Più Bella Storia d'Amore è possibile solo nella serena e inquietante calligrafia dei tuoi occhi.


L'ultimo suono del tuo addio,
mi disse che non sapevo nulla
e che era giunto
il tempo necessario
di imparare i perché della materia.
Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l'ingenua volontà dell'occhio.
Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell'udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.
Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.
Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l'eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d'Amore
ma, come dice l'adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.
E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d'Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi.

Luis Sepulveda


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-120290>

Questa è la meraviglia che le stelle separa


Il tuo cuore lo porto con me
Lo porto nel mio
Non me ne divido mai.
Dove vado io, vieni anche tu, mia amata;
qualsiasi cosa sia fatta da me,
la fai anche tu, mia cara.
Non temo il fato
perché il mio fato sei tu, mia dolce.
Non voglio il mondo, perché il mio,
il più bello, il più vero sei tu.
tu sei quel che luna sempre fu
e quel che un sole sempre canterà sei tu
Questo è il nostro segreto profondo
radice di tutte le radici
germoglio di tutti i germogli
e cielo dei cieli
di un albero chiamato vita,
che cresce più alto
di quanto l'anima spera,
e la mente nasconde.
Questa è la meraviglia che le stelle separa.
Il tuo cuore lo porto con me,
lo porto nel mio.
Edward Cummings


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-68719>

ci si ritrova con un carattere curvo


A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio. 

Italo Svevo - La coscienza di Zeno



sabato 14 dicembre 2013

In nome di Dio, andatevene!

Questo il discorso che Oliver Cromwell pronunciò il 20 aprile 1653 sciogliendo il parlamento inglese:
Scioglimento del Parlamento permanente

È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C'è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l'oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth? Voi, sporche prostitute, non avete forse profanato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con immorali principi e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per un'intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l'ingiustizia! Basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave.
In nome di Dio, andatevene!



Dissolution of long Parliament 

It is high time for me to put an end to your sitting in this place, which you have dishonored by your contempt of all virtue, and defiled by your practice of every vice; ye are a factious crew, and enemies to all good government; ye are a pack of mercenary wretches, and would like Esau sell your country for a mess of pottage, and like Judas betray your God for a few pieces of money. Is there a single virtue now remaining amongst you? Is there one vice you do not possess? Ye have no more religion than my horse; gold is your God; which of you have not barter'd your conscience for bribes? Is there a man amongst you that has the least care for the good of the Commonwealth? Ye sordid prostitutes have you not defil'd this sacred place, and turn'd the Lord's temple into a den of thieves, by your immoral principles and wicked practices? Ye are grown intolerably odious to the whole nation; you were deputed here by the people to get grievances redress'd, are yourselves gone! So! Take away that shining bauble there, and lock up the doors. 
In the name of God, go!



lunedì 9 dicembre 2013

Io non sono io

Io non sono io.
Sono colui
che cammina accanto a te senza che io lo veda;
che, a volte, sto per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, sereno, quando parlo,
colui che perdona, dolce, quando odio,
colui che passeggia là dove non sono,
colui che resterà qui quando morirò.

Juan Ramon Jimenez



venerdì 29 novembre 2013

Bello essere gran tenerezza con un cuore vicino, con un dolore remoto

Le strade non portano
a nessuna meta,
tutte terminano in noi.
La fiamma del crepuscolo
ci fonde in unità.
È bello camminare,
sognare, cantare.
Bello essere gran tenerezza
con un cuore vicino,
con un dolore remoto.
La sera si denuda,
mostra i suoi ori profondi.
Ogni forma ci incanta
col suo vino gioioso.
Ormai non c'è nulla:
passato, futuro, ombre, gioie,
fuori di noi.
La sera spolvera
il suo caldo tesoro.
I suoi pampini di fuoco
stillano nei nostri occhi.
La sera è nostra.
Il mondo fu fatto per noi.
Siamo il suo centro vivo
e gira il tempo intorno.
Passa e non può ferire
col suo dolore remoto
il nostro cuore vicino.
Le strade non portano
a nessuna meta,
tutte terminano in noi.

Josè Hierro Real



lunedì 25 novembre 2013

È un ricordo tra tanti altri.


Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
poi apparivi, ultima. È un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.
Eugenio Montale

martedì 19 novembre 2013

e io ti guardo e ho paura di rompermi

Una rosa mi sboccia sulla guancia
se mi baci
e io ti guardo
e ho paura di rompermi.
Il tuo sguardo è un fuoco
che s’innalza all’improvviso
e io penso alla lunga vita della rosa
che aspetta senza angoscia
di diventare eterna.

Alda Merini


vanghe infuocate che scavano

Quella cosa infernale dentro nel petto,
batticuore,
affanno,
devastazione,
vanghe infuocate che scavano [...]

Dino Buzzati - Un amore



venerdì 15 novembre 2013

io ti cielo

È lecito inventare dei verbi nuovi?
Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini.
Frida Kahlo

©foto tiziana

giovedì 14 novembre 2013

Stranamente silenziosa, chiaramente visibile, risolutamente sospesa

...le lacrime esistono al di là della luce,
al di là della pesantezza,
e persino al di là del silenzio.
E' allora che piangiamo per davvero:
lachrimae verae.
Da questa eloquenza silenziosa
nasce una conversazione infinita.
Parola sensibile,
parola necessaria e impossibile,
la lacrima ha questo di paradossale:
più è discreta, più significa, e più sfiora,
più ci tocca nel profondo.
Stranamente silenziosa,
chiaramente visibile,
risolutamente sospesa,
è una scrittura che esiste solo
nelle sue cancellature...

Jean Loup Charvet 




lunedì 11 novembre 2013

Lascia la spina, cogli la rosa


Lascia la spina,
cogli la rosa;
tu vai cercando
il tuo dolor.
Canuta brina per mano ascosa,
giungerà quando
noi crede il cor.

George Frideric Handel - Il Trionfo del Tempo e della Verità




Chiunque noi siamo

Chiunque noi siamo,
e qualunque cosa possediamo,
il dolore,
ch’è essenza della vita,
non si lascia rimuovere.

Arthur Schopenhauer



Vuoi essere la mia porta-aerei?


“Anch'io ti voglio. Come porta-aerei, Benjamin. Vuoi essere la mia porta-aerei? Verrò a posarmi di tanto in tanto, per rifare il pieno di sensazioni.”

Posati bellezza, e vola via quando vuoi. Io da questo momento navigo nelle tue acque.


Daniel Pennac - Il paradiso degli orchi




venerdì 8 novembre 2013

Taci, anima stanca di godere e di soffrire

Taci,
anima stanca di godere e di soffrire
(all'uno e all'altro vai rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile giovinezza,
non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come il corpo, ammutolita,
tutta piena d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima,
se il cuore si fermasse,
sospeso se ci fosse il fiato.
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi,
le case sono case,
le donne che passano son donne,
e tutto è quello che è,
soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore non ci tocca.
Perduto ha la voce la sirena del mondo,
e il mondo è un grande deserto.
Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso.

Camillo Sbarbaro



Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai

Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è Amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.
Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.


William Shakespeare - Sonetto 116


martedì 5 novembre 2013

L'inverno è la stagione più cara, nelle sue luci mi sei venuta incontro

Come pesa la neve su questi rami
come pesano gli anni sulle spalle che ami.
L'inverno è la stagione più cara,
nelle sue luci mi sei venuta incontro
da un sonno pomeridiano,
un'amara ciocca di capelli sugli occhi.
Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Attilio Bertolucci



Cosa ignota e selvaggia sei rinata dal mare

Sempre vieni dal mare
e ne hai la voce roca,
sempre hai occhi segreti
d'acqua viva tra i rovi,
e fronte bassa, come
cielo basso di nubi.
Ogni volta rivivi
come una cosa antica
e selvaggia, che il cuore
già sapeva e si serra.
Ogni volta è uno strappo,
ogni volta è la morte.
Noi sempre combattemmo.
Chi si risolve all'urto
ha gustato la morte
e la porta nel sangue.
Come buoni nemici
che non s'odiano più
noi abbiamo una stessa
voce, una stessa pena
e viviamo affrontati
sotto povero cielo.
Tra noi non insidie,
non inutili cose -
combatteremo sempre.
Combatteremo ancora,
combatteremo sempre,
perché cerchiamo il sonno
della morte affiancati,
e abbiamo voce roca
fronte bassa e selvaggia
e un identico cielo.
Fummo fatti per questo.
Se tu od io cede all'urto,
segue una notte lunga
che non è pace o tregua
e non è morte vera.
Tu non sei più. Le braccia
si dibattono invano.
Fin che ci trema il cuore.
Hanno detto un tuo nome.
Ricomincia la morte.
Cosa ignota e selvaggia
sei rinata dal mare.

Cesare Pavese



in questa vita e in altre vite, immortale

Sono il vuoto,
sono tutto ciò che esiste,
sono in ogni foglia del bosco,
in ogni goccia di rugiada,
in ogni particella di cenere che l'acqua trascina via,
sono Paula e sono anche me stessa,
sono nulla e tutto il resto
in questa vita e in altre vite,
immortale...

Isabel Allende



giovedì 31 ottobre 2013

Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno. Chi legge le mie parole sta inventandole


Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l’atlante progetto la forma della Sumatra.
Che accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma in cui entrambi si donano.
Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.

Jorge Luis Borges


martedì 29 ottobre 2013

Scegliere una porta significa non aprirne altre

Scegliere una porta significa non aprirne altre.


Un piacere presuppone
che molti piaceri non verranno vissuti,
così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.


L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.


La parola per cui opti impedisce l'uso
di un numero indefinito di parole.


Visiti un luogo perchè altri luoghi restino ad aspettarti.


Solo il giorno che sorge per la tua morte
è un giorno qualsiasi,
una casualità.

Abilio Estevez



sappi che, sebbene invisibile, accanto a te sono io a respirare

Se a cullare le azzurre campanule del tuo balcone
credi che sospirando passi il vento mormoratore
sappi che, occulto fra le verdi foglie,
sono io respirare.

Se mentre risuona confuso alle tue spalle vago rumore,
credi che per nome ti abbia chiamato lontana voce,
sappi che, fra le ombre che ti cercano,
sono io a chiamare.

Se a notte fonda si turba timoroso il tuo cuore
mentre senti sulle labbra un alito ardente,
sappi che, sebbene invisibile,
accanto a te sono io a respirare.

Gustavo Adolfo Bécquer



lunedì 28 ottobre 2013

Mi si travasa la vita in un ghirigoro di nostalgie

Dondolo di ali in fumo
mozza il silenzio degli occhi

Col vento si spippola il corallo
di una sete di baci

Allibisco all'alba

Mi si travasa la vita
in un ghirigoro di nostalgie

Ora specchio i punti di mondo
che avevo compagni
e fiuto l'orientamento

Sino alla morte in balia del viaggio

Abbiamo le soste di sonno

Il sole spegne il pianto

Mi copro di un tiedipo manto
di lind'oro

Da questa terrazza di desolazione
i braccio mi sporgo
al buon tempo.


Giuseppe Ungaretti


venerdì 25 ottobre 2013

tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai...


...Ora ti spiegherò una cosa fondamentale. Questo, è un orologio per il mondo di fuori». E tira fuori una cipolla meravigliosa, di acciaio brunito con un disegno di stelle e pesci. Lo apre, e dentro c'è un carillon.
«È meraviglioso», dico io.
«Questo è l'orologio che segna il tuo giorno cosiddetto normale: quello del far tardi a scuola, dell'alzarsi presto, delle ore che non passano mai, dei calendari, del lei guarirà in dieci giorni, dei moti stellari, delle maree e delle partite di calcio. Ma attenzione, ora ascolta».
Ed io ascoltai il ticchettio delle gocce che cadevano dal nocciolo.
«Ecco, questo è il rumore dell'orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica, e quindi è diverso dal mio.
Tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e l'altro dentro. Ogni volta che sentirai il ticchettio di quello di dentro, il gocciolare dell'acqua, le crome di un grillo, qualsiasi ritmo e balbettio del mondo, tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai...


Stefano Benni


giovedì 24 ottobre 2013

Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve


– Questo castello è davvero in un luogo ameno – osserva il re compiaciuto alla volta di Donalbain. Duncan e il suo seguito sono giunti in vista del castello di Inverness.
– E l’aria è qui sempre dolce e profumata – conferma Malcom.
– Guardate il vessillo di Cawdor sventola sulla torre più alta. Macbeth non ha perso tempo!
– Ha fatto quel che è nel suo diritto per volontà del suo re – replica seccamente Duncan.
– Allora onore a Macbeth: che quel vessillo possa procurare a questa casa e ai suoi signori maggiore fortuna che al precedente barone di Cawdor.
– Non c’è arte che insegni a scoprire nel volto le costruzioni della mente: era un gentiluomo nel quale avevo riposto assoluta fiducia: Andiamo, nostro cugino e sua moglie ci attendono.

– Degnissimo cugino, proprio ora il peccato della mia ingratitudine pesava su di me. Tu mi sopravanzi tanto che l’ala più veloce della ricompensa è troppo lenta per raggiungerti. Vorrei che tu avessi meritato di meno, e che la proporzione tra i ringraziamenti e il compenso potesse essere in mio favore. Ma posso solo dire, che ti debbo più di quanto potrò mai pagare.
Mentre il re parla, lady Macbeth invia al marito sguardi eloquenti.
– Il servizio e la lealtà che io debbo si pagano da sole nel compiersi. La parte di Vostra Altezza è quella di ricevere i nostri doveri: e i nostri doveri sono rispetto al vostro trono e al vostro stato, come figli e servi, i quali fanno soltanto ciò che debbono facendo quel che può servire al vostro amore e alla vostra gloria.
– Benvenuto sul mio petto! Ho cominciato a piantarvi, e mi sforzerò di farti crescere rigoglioso... Nobile Banquo, tu non hai meritato di meno, né deve essere meno noto che lo hai fatto: lascia che ti abbracci e ti stringa al cuore.
Lady Macbeth torna a cercare lo squardo del marito.
– E se qui crescerò, il raccolto sarà vostro.
– Figli congiunti, baroni e voi, Macbeth e Banquo, il cui rango è il più vicino al nostro, sappiate che noi designiamo successore al regno il nostro figlio maggiore, Malcom, che quindi nominiamo Principe di Cumberland.
Mantenendo inalterato il suo ampio sorriso Lady Macbeth parla piano al marito: – È chiaro adesso? Mentre si affretta a renderti grazie per i tuoi meriti ti affianca Banquo negli onori e designa il suo successore. E mentre tutti festeggiamo compiaciuti lo scampato pericolo e i nuovi onori, al re tradito e sull’orlo dell’abisso si sostituisce il monarca saggio e riconoscente, vincitore con i suoi baroni.
– Principe di Cumberland! – esclama Macbeth – Non potrebbe reggere il regno un solo giorno! Questo è un ostacolo su cui debbo cadere o che debbo saltare, perché mi attraversa la strada. Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve.

William Shakespeare - dal Macbeth


vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo


...Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo...

Dino Buzzati


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