La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 28 febbraio 2013

tutta la poesia


Non avevo da aggiungere
altro verso,
altra parola.
Nel tuo corpo vivevo
tutta la poesia.

Ghiannis Ritsos


martedì 26 febbraio 2013

mentre io districo le mie preoccupazioni come fossero reti confuse

È bello, amore, sentirti vicino a me nella notte,
invisibile nel tuo sogno, veramente notturna,
mentre io districo le mie preoccupazioni
come fossero reti confuse.

Assente, per i sogni, il tuo cuore naviga,
ma il tuo corpo così abbandonato respira
cercandomi senza vedermi, completando il mio sogno
come una pianta che si duplica nell'ombra.

Sveglia, nella vita di domani, sarai un'altra
oltre la frontiera lasciata nella notte,
di quest'essere e non essere in cui ci troviamo

qualcosa di simile alla luce della vita
come se il sigillo delle tenebre marcasse
col fuoco le sue segrete creature.

Pablo Neruda





lunedì 25 febbraio 2013

Vai, porque quem não pede perdão Não é nunca perdoado


Ah insensatez, que você fez
Coração mais sem cuidado
Fez chorar de dor o seu amor
Um amor tão delicado
Ah, por que você foi fraco assim
Assim tão desalmado
Ah, meu coração, que nunca amou
Não merece ser amado
Vai, meu coração, ouve a razão
Usa só sinceridade
Quem semeia vento, diz a razão
Colhe sempre tempestade
Vai, meu coração, pede perdão
Perdão apaixonado
Vai, porque quem não pede perdão
Não é nunca perdoado

Ah che sciocchezza, che hai fatto
Cuore disattento
Hai fatto piangere di dolore il tuo amore
Un amore tanto delicato
Ah, perchè sei stato tanto debole
Tanto senz’anima
Ah, cuore mio, chi mai amò
Non merita d’esser amato
Và, cuore mio, ascolta la ragione
Usa solo sincerità
Chi semina vento, dice la ragione
Raccoglie sempre tempesta
Vai, cuore mio, chiedi perdono
Perdono appassionato
Và, perchè chi non chiede perdono
Mai sarà perdonato

trad. Guido Rita


Il dolore spicca il volo

Ascolto cadere la notte come un papavero.
Busso alla casa di Dio:
Silenzio.
Ascolto cadere la voce
pagina in bianco
soglia della memoria.
Soffio sulla legna in attesa del caldo
fiamma che non acceca.
Un uccello apre le ali
si posa lentamente su un ramo di oblio
una parola s'impiglia nel suo becco.
Il dolore spicca il volo.

Luz Mary Giraldo


giovedì 21 febbraio 2013

un giorno qualsiasi non so con che pretesto finalmente abbia bisogno di me

La mia tattica è guardarti
imparare come sei
volerti come sei
la mia tattica è parlarti
costruire con parole
un ponte indistruttibile
la mia tattica è rimanere nel tuo ricordo
non so come
né so con quale pretesto
ma rimanere in te
la mia tattica è essere franco
e sapere che tu sei franca
e che non ci vendiamo simulacri
affinché tra i due
non ci sia teloni
né abissi
la mia strategia è
invece
molto più semplice
e più elementare
la mia strategia è
che un giorno qualsiasi
non so con che pretesto
finalmente abbia bisogno di me.

Mario Benedetti


la casa è vuota non aspetta più nessuno che fatica essere uomini

Un volo di gabbiani telecomandati 
e una spiaggia di conchiglie morte 
nella notte una stella d'acciaio 
confonde il marinaio 
strisce bianche nel cielo azzurro 
per incantare e far sognare i bambini 
la luna è piena di bandieri senza vento 
che fatica essere uomini 
partirà 
la nave partirà 
dove arriverà 
questo non si sa 
sarà come l'Arca di Noè 
il cane il gatto io e te 
un toro è disteso sulla sabbia 
e il suo cuore perde kerosene 
e ogni curva un cavallo di latta 
distrugge il cavaliere 
terra e mare polvere bianca 
una città si è perduta nel deserto 
la casa è vuota non aspetta più nessuno 
che fatica essere uomini 


partirà 
la nave partirà 
dove arriverà 
questo non si sa 
sarà come l'Arca di Noè 
il cane il gatto io e te 

partirà 
la nave partirà 
dove arriverà 
questo non si sa 
sarà come l'Arca di Noè 
il cane il gatto io e te 

partirà 
la nave partirà 
dove arriverà 
questo non si sa 
sarà come l'Arca di Noè 
il cane il gatto io e te 

partirà 
la nave partirà 
dove arriverà 
questo non si sa 
sarà come l'Arca di Noè 
il cane il gatto io e te



mercoledì 20 febbraio 2013

Sempre tu


Sempre tu la piccola stella e sempre io l’oscuro natante
Sempre tu il porto e io il faro di destra
Il molo bagnato e il bagliore sopra i remi
In alto nella casa con i rampicanti
Le rose intrecciate, l’acqua che si fa fredda
Sempre tu la statua di pietra e sempre io l’ombra che cresce
Tu l’imposta accostata, io il vento che la apre. 

Odisseas Elitis



ci riempimmo di stelle

Gettasti i lenzuoli
apristi le finestre
ci riempimmo di stelle.
Una farfalla d’oro
sui tuoi capelli 

Ghiannis Ritsos


martedì 19 febbraio 2013

Potessi soltanto ormeggiare – stanotte - In te!


Notti selvagge – Notti selvagge!
Fossi io con te
Notti selvagge sarebbero
La nostra voluttà!
Futili – i venti -
Per un Cuore in porto -
Via il Compasso -
Via la Mappa!
Vogare nell’Eden -
Ah, il Mare!
Potessi soltanto ormeggiare – stanotte -
In te!

Emily Dickinson



Oggi io sono per sempre


Oggi la luce unica
Oggi l'infanzia intera
Mutando vita in luce
Non passato non domani
Oggi sogno di notte
Al gran sole ogni cosa si libera
Oggi io sono per sempre

Paul Eluard


venerdì 15 febbraio 2013

C'era fra noi un gioco d'azzardo

C'era fra noi un gioco d'azzardo
ma niente ormai nel lungo sguardo
spiega qualcosa
forse soltanto
certe parole sembrano pianto
sono salate, sanno di mare,
chissà, tra noi, si trattava d'amore...

Ma non parlo di te, io parlo d'altro
il gioco era mio, lucido e scaltro...
io parlo di me, di me che ho goduto,
di me che ho amato
e che ho perduto...
e trovo niente da dire o da fare
però tra noi si trattava d'amore...

C'era fra noi un gioco d'azzardo,
gioco di vita, duro e bugiardo
perchè volersi e desiderarsi
facendo finta d'essersi persi...
adesso è tardi e dico soltanto
che si trattava d'amore,
e non sai quanto...



Non capirsi è terribile


Non capirsi è terribile-
non capirsi e abbracciarsi,
ma benchè sembri strano,
è altrettanto terribile capirsi totalmente.
in un modo o nell'altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l'incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

Evgenij Evtusenko


giovedì 14 febbraio 2013

Chimerica è la forma del tuo cuore

Quei tuoi capelli d'arance nel vuoto del mondo,
nel vuoto dei vetri grevi di silenzio e
d'ombra ove a mani nude cerco ogni tuo riflesso,

Chimerica è la forma del tuo cuore
e al mio desiderio perduto il tuo amore somiglia.
O sospiri di ambra, sogni, sguardi.

Ma non sempre sei stata con me, tu. La memoria
m’è oscurata ancora d’averti vista giungere
e sparire. Ha parole il tempo, come l’amore.


Paul Eluard


E ti appartengo sempre.


Oggi verrei a casa tua.
farei questo lungo viaggio 
solo per infilare questi versi 
nella fessura sotto la porta, 
non potrei rompere 
il divieto di rivederci. 
Niente, vorrei dirti, 
solo questo niente. 
Fu detto già tutto. 
Da quando ci siamo separati 
sopravviviamo, 
siamo la rovina di quel tempo. 
Ma questo mio niente dopo di te 
mi sostiene e si rafforza, 
cresce bene con gli anni, 
si fa grande, muta la voce, 
non vuole più stare con me, 
esce sempre più spesso 
a cercare altro niente, 
inutilmente bello come fui. 
I nostri occhi han fissato il sole, 
non guardano più, 
ricordano di aver visto. 
A che servirebbe rivederti? 
Perderei il mio niente. 
Di tutte le cose che potevo fare 
ho sempre scelto una sola, 
monco di troppe vite non fatte 
tu sei il Niente che mi ha scelto. 
E ti appartengo sempre. 

Roberto Pazzi


Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d'averti amato.


Non t'amo più... È un finale banale.
Banale come la vita, banale come la morte.
Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
farò a pezzi la chitarra: ancora la commedia perché recitare!
Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,

C'è da impazzire, con questo dimenio continuo...
O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto...
Ma io non cederò al sentimentalismo.
Prolungar la fine equivale a continuare una tortura.

Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
dal titolo Ottuso "Un amore salvato".

È fin dall'inizio che bisogna difendere l'amore
dai "mai" ardenti e dagli ingenui "per sempre! ".
E i treni ci gridavano: "Non si deve promettere! ".
E i fili fischiavano "Non si deve promettere! ".

I rami che s'incrinavano e il cielo annerito dal fumo
ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
che è ignoranza l'ottimismo totale,
che per la speranza c'è più posto senza grandi speranze.

È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
È meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l'amore d'un momento.

È meno crudele non ripetere "ti amo", quando tu ami.
È terribile dopo, da quelle stesse labbra
sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.

Non bisogna promettere... L'amore è inattuabile.
Perché condurre all'inganno, come a nozze?
La visione è bella finché non svanisce.
È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.

Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d'averti amato.

Evgenij (Aleksandrovic) Evtusenko


mercoledì 13 febbraio 2013

viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici


Diomira
Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d'argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori s'accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici.
Italo Calvino - Le Città Invisibili


lunedì 11 febbraio 2013

Arrivederci, o magari addio.


Non è necessario che tu mi ascolti, non è importante che tu senta le mie parole,
no, non è importante, ma io ti scrivo lo stesso (eppure sapessi com'è strano, per me, scriverti di nuovo,
com'è bizzarro rivivere un addio...)
Ciao, sono io che entro nel tuo silenzio.

Che vuoi che sia se non potrai vedere come qui ritorna primavera
mentre un uccello scuro ricomincia a frequentare questi rami,
proprio quando il vento riappare tra i lampioni, sotto i quali passavi in solitudine.
Torna anche il giorno e con lui il silenzio del tuo amore.

Io sono qui, ancora a passare le ore in quel luogo chiaro che ti vide amare e soffrire...

Difendo in me il ricordo del tuo volto, così inquietamente vinto;
so bene quanto questo ti sia indifferente, e non per cattiveria, bensì solo per la tenerezza
della tua solitudine, per la tua coriacea fermezza,
per il tuo imbarazzo, per quella tua silenziosa gioventù che non perdona.

Tutto quello che valichi e rimuovi
tutto quello che lambisci e poi nascondi,
tutto quello che è stato e ancora è, tutto quello che cancellerai in un colpo
di sera, di mattina, d'inverno, d'estate o a primavera
o sugli spenti prati autunnali - tutto resterà sempre con me.

Io accolgo il tuo regalo, il tuo mai spedito, leggero regalo,
un semplice peccato rimosso che permette però alla mia vita di aprirsi in centinaia di varchi,
sull'amicizia che hai voluto concedermi
e che ti restituisco affinché tu non abbia a perderti.

Arrivederci, o magari addio.
Librati, impossessati del cielo con le ali del silenzio
oppure conquista, con il vascello dell'oblio, il vasto mare della dimenticanza.

Josif Aleksandrovic Brodskij


tutto dentro di me si è riempito di luce

Mi ha baciata così lentamente, con la bocca aperta, che ogni singola parte del mio corpo – la pelle, le clavicole, gli incavi dietro le ginocchia – tutto dentro di me si è riempito di luce.

Kathryn Stockett


Uniti producevano una luce esatta e una fresca ombra

Lui era notturno e lei era solare da guardare.
Uniti producevano una luce esatta e una fresca ombra.
Erano un signore e una signora proprio adatti.
Anche di notte?
Sì, di notte l’oscurità li avvolgeva e li univa, come emisferi.

Vivian Lamarque



venerdì 8 febbraio 2013

un amore così bello non doveva far male


Vedessi com’è grande il pensiero del mare
dove il mio dolce amore oggi è andato a pescare
vedessi com’è grande la vela del pensiero
eppure sono sola come un vecchio mistero
vedessi che coralli ci sono in fondo al mare
e lui non mi ha pescato perché doveva andare
vedessi come piango un pianto universale
un amore così bello non doveva far male.
Alda Merini


Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere


Papà si radeva nel piccolo bagno che aveva la serratura difettosa e perciò la porta restava dischiusa. Mi accostai allo spiraglio e chiesi il permesso di fargli una domanda. “Sentiamo”, rispose continuando a radersi allo specchio. Presi sul tragico un mio pensiero ridicolo: che allo specchio erano in due, perciò diceva “sentiamo”. Avrei voluto rinunziare perché quella sua espressione mi metteva di fronte a un uditorio ufficiale. Quella che era una mia iniziativa di chiedere si rivoltava in cuor mio in un’interrogazione da parte loro. Oggi so che in ogni frase pronunciata c’è l’anima di una domanda, allora temevo che in ogni domanda fosse contenuta una risposta che non sapevo riconoscere. Ero lì a prendere la parola davanti agli uomini. Volevo sapere perché, quando gli eventi tardano, uno è in attesa. Chiesi perciò attraverso la porta socchiusa del bagno:

- Perché esiste l’attesa?
- L’attesa di che cosa? Feci una pausa. Riprese con tono più gentile: L’attesa di cosa?
- Se mamma non viene, tu l’aspetti?
- Certo.
- Se manca la luce aspettiamo che torni?
- Non riesco a seguirti, ma non fa niente. Sì aspettiamo che torni.
- Per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare, noi siamo sempre in attesa? A questo punto la mia dizione si fece più incespicata.
- Papà, se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?

 Allora interruppe di radersi, aprì del tutto la porta e, come se avesse capito una cosa, non so quale, disse solo così : “Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono”. Poi aggiunse ancora : “Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa”. Aveva metà della faccia rasa e metà ancora insaponata, in una mano il rasoio nell’altra il pennello. Si chinò un poco su di me per farsi intendere. Lo guardai con tutto il campo degli occhi. Non era lui, nemmeno la voce era la stessa. Neanche ero sicuro di essere stato io a domandare. Credette che non avessi capito, con un poco di sorriso si rimise allo specchio e mi disse di stare attento a quando tornavi tu. Non seppi domandare, non capii la risposta, ma non ho dimenticato. Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.

Erri De Luca - Non ora non qui



giovedì 7 febbraio 2013

Morire come le allodole assetate sul miraggio


Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perchè di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato.
Giuseppe Ungaretti

Ascolta, Odi il respiro delle tenebre?


Nella mia fuggente notte, ahimè!
Il vento dà udienza alle foglie degli alberi.
Nella mia fuggente notte incombe l’angoscia della desolazione.
Ascolta,
Odi il respiro delle tenebre?
A questa esultanza io mi sento aliena,
La disperazione mi è propria.
Ascolta,
Odi il respiro delle tenebre?
Ora, nella notte, qualcosa accade.
Infuocata e inquieta è la luna
E su questo tetto, che, ogni istante, rischia di crollare,
Le nuvole, come un corteo funebre,
Sembrano in attesa del momento di piovere.
Un momento
E poi, nulla.
Dietro questa finestra sta palpitando la notte
E la terra
Sta arrestando il suo moto.
Dietro questa finestra uno sconosciuto
È in trepidazione per me e per te.
Oh, mio tutto virente!
Rimetti le tue mani, come un cocente ricordo,
Nelle mie mani innamorate.
Sciogli le tue labbra, come una vibrante sensazione di vita,
Alle lusinghe delle mie labbra innamorate.
Il vento ci porterà via.
Il vento ci porterà via.
Forugh Farrokhzad


mercoledì 6 febbraio 2013

Ascolta! Una voce e una risata: i vivi amanti Per questi viali fantastici passano come ombre

Calma e strana è quest’ora nella foresta;
Cupole incise nel verde degli alberi lungo il sentiero;
Davanti a me nel silenzio infinite isole d’ambra.
L’Estate è greve di vecchiaia e si appoggia all’Autunno.
Tutto intorno è maturo. Non c’è un moto
Nelle lunghe baie d’azzurro su cui dormono
Quei promontori di nuvole nel lume del crepuscolo.
Ogni cosa riposa nel volere di un fine vittorioso.
I contorni si sciolgono in una confusa immensità
Svaniscono, l’ombra del verde incupisce, il buio più profondo.
Ascolta! Una voce e una risata: i vivi amanti
Per questi viali fantastici passano come ombre


Dylan Thomas



Io annego nel tempo.

La vita io l’ho castigata vivendola.
Fin dove il cuore mi resse
arditamente mi spinsi.
Ora la mia giornata non è più
che uno sterile avvicendarsi
di rovinose abitudini
e vorrei evadere dal nero cerchio.
Quando all’alba mi riduco,
un estro mi piglia, una smania
di non dormire.
E sogno partenze assurde,
liberazioni impossibili.
Oimè. Tutto il mio chiuso
e cocente rimorso
altro sfogo non ha
fuor che il sonno, se viene.
Invano, invano lotto
per possedere i giorni
che mi travolgono rumorosi.
Io annego nel tempo.

Vincenzo Cardarelli



...

martedì 5 febbraio 2013

ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano

Ho aperto l’atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano.

Rainer Maria Rilke



Forse essere morto è passare nell’oceano delle onde che restano onde per sempre, dunque è inutile aspettare che il mare si calmi.


Il signor Palomar decide che d’ora in poi farà come se fosse morto, per vedere come va il mondo senza di lui. Da un po’ di tempo s’è accorto che tra lui e il mondo le cose non vanno più come prima; se prima gli pareva che s’aspettassero qualcosa l’uno dall’altro, lui e il mondo, adesso non ricorda più cosa ci fosse da aspettarsi, in male o in bene, né perché questa attesa lo tenesse in una perpetua agitazione ansiosa.

Dunque ora il signor Palomar dovrebbe provare una sensazione di sollievo, non avendo più da chiedersi cosa il mondo gli prepara, e dovrebbe anche avvertire il sollievo del mondo, che non ha più da preoccuparsi di lui. Ma proprio l’attesa di assaporare questa calma basta a rendere ansioso il signor Palomar. Insomma, essere morto è meno facile di quel che può sembrare. Per prima cosa, non si deve confondere l’essere morto col non esserci, condizione che occupa anche la sterminata distesa di tempo precedente alla nascita, apparentemente simmetrica a quella altrettanto sconfinata che segue alla morte. Infatti, prima di nascere facciamo parte delle infinite possibilità a cui toccherà o non toccherà di realizzarsi, mentre una volta morti, non possiamo realizzarci né nel passato (a cui apparteniamo ormai interamente ma su cui non possiamo più influire) né nel futuro (che, se pur influenzato da noi, ci rimane vietato). Il caso del signor Palomar è in realtà più semplice, in quanto la sua capacità d’influire su qualcosa o qualcuno è sempre stata trascurabile; il mondo può benissimo fare a meno di lui, e lui può considerarsi morto in tutta tranquillità, senza nemmeno cambiare le sue abitudini. Il problema è il cambiamento non in ciò che lui fa ma in ciò che lui è, e più precisamente in ciò che lui è in rapporto al mondo.
Prima, per mondo lui intendeva il mondo più lui; adesso si tratta di lui più il mondo meno lui. Il mondo meno lui vorrà dire la fine dell’ansia? Un mondo in cui le cose avvengono indipendentemente dalla sua presenza e dalle sue reazioni, seguendo una loro legge o necessità o ragione che a lui non riguarda? Batte l’onda sullo scoglio e scava la roccia, un’altra onda sopravviene, un’altra, un’altra ancora; che lui ci sia o non ci sia, tutto continua ad avvenire. Il sollievo d’essere morto dovrebbe essere questo: eliminata quella macchia d’inquietudine che è la nostra presenza, la sola cosa che conta è l’estendersi e il succedersi delle cose sotto il sole, nella loro serenità impassibile. Tutto è calma o tende alla calma, anche gli uragani, i terremoti, l’eruzione dei vulcani. Ma non era già questo il mondo quando lui era lì? Quando ogni tempesta portava in sé la pace del dopo, preparava il momento in cui tutte le ondate si saranno abbattute contro la riva, e il vento avrà esaurito la sua forza? Forse essere morto è passare nell’oceano delle onde che restano onde per sempre, dunque è inutile aspettare che il mare si calmi.

Italo Calvino - Palomar



dimmi che un bacio


Dimmi almeno
che oscura meraviglia
già ti prende di me,
che trovi bella
questa sommessa,
e umile giunchiglia
che già ti paragona
a una stella;
dimmi che me divina
e me presente
senti dentro
il tuo letto di piacere,
dimmi che un bacio
fuga dolcemente
tutte le smanie
e tutte le chimere.
Alda Merini


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-89324>

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