La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 29 marzo 2013

La tua verità? No, la Verità

Tu verdad?
No, la Verdad,
y ven conmigo a buscarla.
La tuya, guàrdatela.

*****
La tua verità?
No, la Verità,
vieni con me a cercarla.
La tua, tienitela.


Antonio Machado Y Ruiz





Stanno i giorni futuri innanzi a noi, come una fila di candele accese

Stanno i giorni futuri innanzi a noi,
come una fila di candele accese
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte e storte.

Non le voglio vedere: m'accora il loro aspetto,
la memoria m'accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch'io non scorga, in un brivido,
come s'allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente


Konstantinos Kavafis



giovedì 28 marzo 2013

C'è un tempo e un luogo giusto perchè qualsiasi cosa abbia pricipio e fine.

Furono tutti d'accordo che era proprio la giornata adatta per il picnic a Hanging Rock: una splendida mattina d'estate, calda e quieta, con le cicale che durante tutta la colazione stridevano tra i nespoli davanti alle finestre della sala da pranzo e le api che ronzavano sopra le viole del pensiero lungo il viale. Le dalie fiammeggiavano e chinavano il capo pesante nelle aiuole impeccabili, i prati ineccepibilmente rasati esalavano vapore sotto il sole che si levava. Il giardiniere stava già annaffiando le ortensie, ancora ombreggiate dall'ala delle cucine sul retro dell'edificio. Le educande del collegio per signorine della signora Appleyard erano in piedi dalle sei a scrutare il cielo terso senza una nuvola, e ora svolazzavano nei loro vestiti da festa di mussola come un nugolo di farfalle elettrizzate.

Joan Lindsay - Picnic a Hanging Rock


Sta a sinistra della nostra anima

Chi ha detto che la carne è triste?
La carne non è triste, è sinistra.
Sta a sinistra della nostra anima,
ci cattura quando meno ce l'aspettiamo,
ci trasporta su mari densi,
ci affonda e ci salva;
la carne è la nostra guida,
la nostra luce scura e spessa,
il pozzo d'attrazione verso cui scivola a spirale la nostra vita,
risucchiata fino alla vertigine.

Alina Reyes



feriscono come fulmini

Ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo.

Sprofondano
impaurite.

Giuseppe Ungaretti



mercoledì 27 marzo 2013

l'âme encore grisée de ton premier baiser!

Depuis le jour 
où je me suis donnée, 
toute fleurie semble ma destinée.
Je crois rêver sous
un ciel de féerie,
l'âme encore grisée
de ton premier baiser!
Quelle belle vie! 
Mon rêve n'était pas un rêve!
Ah! je suis heureuse!
L'amour étend sur moi ses ailes!
Au jardin de mon coeur 
chante une joie nouvelle!
Tout vibre,
tout se réjouit de mon triomphe!

Autour de moi tout est sourire,
lumiére et joie!
Et je tremble délicieusement
Au souvenir charmant
Du premier jour D'amour!
Quelle belle vie!
Ah! je suis heureuse! trop heureuse...
Et je tremble délicieusement
Au souvenir charmant 
Du premier jour D'amour!


*****


Dal giorno
che mi sono data,
il mio destino sembra tutto in fiore.
Mi sembra di sognare
sotto un cielo
sereno,
la mia anima ancora intrappolata
da quel primo bacio!
Che vita meravigliosa!
Il mio sogno non era
un sogno!
Oh, sono così felice!
L'amore le sue ali su di me!
Nel giardino del mio cuore
una nuova gioia
canta!
Tutto vibra,
tutto si rallegra del mio trionfo!
Intorno a me tutto è sorriso,
luce e felicità!
E tremo
deliziosamente
al ricordo affascinante
del primo giorno di amore!
Che vita meravigliosa!
Oh, quanto sono
felice! Troppo felice! ...
E tremo deliziosamente
al ricordo affascinante
del primo giorno di amore!


Quello che alla sua chioma legò il silenzio

Venne quello che amavo,
quello che invocavo.
Non quello che spazza cieli senza difese,
astri senza capanne,
lune senza patria,
nevi.
Nevi di quelle cadute da una mano,
un nome,
un sogno,
una fronte.
Non quello che alla sua chioma
legò la morte.
Quello che io amavo.
Senza graffiare i venti,
senza foglia ferire né smuovere cristalli.
Quello che alla sua chioma
legò il silenzio.
Senza farmi del male,
per scavarmi un argine di dolce luce nel petto
e rendermi l'anima navigabile.

Rafael Alberti



so solo, che sono stanco

Nei rami s'addormenta cullando
il vento stanco. La mia mano
lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.
Ho già visto fiorire e morire
molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
e custodirli nessuno può.
Anch'io ho sparso
nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo, che sono stanco.

Hermann Hesse



martedì 26 marzo 2013

Per uno strano equivoco, per una specie di trasposizione o qui-pro-quo dell'intelletto, vi sentirete divenir voi stessi fumo


I suoni hanno un colore, i colori una musica. Le note musicali sono numeri e risolvete con rapidità fulminea via via che la musica fluisce nel vostro orecchio calcoli aritmetici che hanno del prodigio. Siete seduti e fumate; credete di essere seduti sulla vostra pipa, e siete voi che la vostra pipa fuma; siete voi che vi esalate sotto forma di nuvole azzurrognole.
Vi trovate bene, una sola cosa vi preoccupa e vi inquieta. Come farete ad uscire dalla vostra pipa? Questa fantasia dura un'eternità. Con grande sforzo un intervallo di lucidità vi permette di guardare il pendolo. L'eternità è durata un minuto. Siete presi in un'altra corrente di idee; sarete presi per un minuto nel suo vivente gorgo, e questo minuto sarà ancora una eternità. Le proporzioni del tempo e dell'essere sono disturbate dall'innumerevole moltitudine e dall'intensità delle sensazioni e delle idee. Si vivono parecchie vite d'uomo nello spazio di un'ora. Allo stesso modo l'uccello che si libra in fondo all'azzurro rappresenta prima l'immortale desiderio di librarsi sopra le cose umane, ma poi già siete l'uccello stesso. Vi penso seduti a fumare. La vostra attenzione planerà un po' troppo a lungo sulle volute azzurrine che si innalzano dalla vostra pipa. L'idea di un'evaporazione lenta, successiva, eterna, diverrà padrona della vostra mente e applicherete presto quest'idea ai vostri pensieri e alla vostra materia pensante. Per uno strano equivoco, per una specie di trasposizione o qui-pro-quo dell'intelletto, vi sentirete divenir voi stessi fumo.

Charles Baudelaire - Paradisi artificiali


e aveva fra i denti la pipa


Stava sprofondato in una poltrona. Se ne sollevò puntando entrambe le mani sui braccioli, si mise in piedi, posò il libro che stava leggendo, aperto e col dorso in alto, sopra un basso tavolinetto accanto, infine mi venne incontro.
Indossava un paio di pantaloni di vigogna grigi, uno dei suoi bei pullover color foglia secca, scarpe inglesi marrone (erano Dawson autentiche, ebbe poi modo di dirmi: le trovava a Milano in un negozietto vicino a San Babila), una camicia di flanella aperta sul collo senza cravatta, e aveva fra i denti la pipa. Mi strinse la mano senza eccessiva cordialità. Intanto fissava un punto oltre la mia spalla. Cos'era ad attirare la sua attenzione? Non capivo. «Scusa» mormorò.

Giorgio Bassani - Il Giardino dei Finzi Contini


Sono per te l’aurora e intatto giorno

"Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto…"
E il volto già scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo...

Ora potrò baciare solo in sogno
le fiduciose mani...
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo...
Come si può ch’io regga a tanta notte?...

Mi porteranno gli anni
chissà quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m’avresti consolato...

Mai, non saprete mai come m’illumina
l’ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero più...

Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze,
sollevava dai crucci un uomo stanco?...
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola...

Ogni altra voce è un’eco che si spegne
ora che una mi chiama
dalle vette immortali...

In cielo cerco il tuo felice volto,
ed i miei occhi in me null’altro vedano
quando anch’essi vorrà chiudere Iddio...

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!...

Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
il martoriato corpo...
Non conta… Ascolto sempre più distinta
quella voce d’anima
che non seppi difendere quaggiù...
M’isola, sempre più festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice...

Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell’aria il patrio accento
che non riudrò con te,
mi spezza ad ogni soffio...

Passa la rondine e con essa estate,
e anch’io, mi dico, passerò...
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete...

Sotto la scure il disilluso ramo
cadendo si lamenta appena, meno
che non la foglia al tocco della brezza...
E fu la furia che abbatté la tenera
forma e la premurosa
carità d’una voce mi consuma...

Non più furori reca a me l’estate,
né primavera i suoi presentimenti;
puoi declinare, autunno,
con le tue stolte glorie:
per uno spoglio desiderio, inverno
distende la stagione più clemente!...

Già m’è nelle ossa scesa
l’autunnale secchezza,
ma, protratto dalle ombre,
sopravviene infinito
un demente fulgore:
la tortura segreta del crepuscolo
inabissato...

Rievocherò senza rimorso sempre
un’incantevole agonia di sensi?
Ascolta, cieco: “Un’anima è partita
dal comune castigo ancora illesa...”

Mi abbatterà meno di non più udire
i gridi vivi della sua purezza
che di sentire quasi estinto in me
il fremito pauroso della colpa?

Agli abbagli che squillano dai vetri
squadra un riflesso alla tovaglia l’ombra,
tornano al lustro labile d’un orcio
gonfie ortensie dall’aiuola, un rondone ebbro,
il grattacielo in vampe delle nuvole,
sull’albero, saltelli d’un bimbetto...

Inesauribile fragore di onde
si dà che giunga allora nella stanza
e alla freschezza inquieta d’una linea
azzurra, ogni parete si dilegua...

Fa dolce e forse qui vicino passi
dicendo: “Questo sole e tanto spazio
ti calmino. Nel puro vento udire
puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
Lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l’aurora e intatto giorno”


Giuseppe Ungaretti



venerdì 22 marzo 2013

quel che adesso possiedo lo vedo da lontano, e quello che svanì diventa reale e vero

Vi avvicinate ancora, ondeggianti figure
apparse in gioventù allo sguardo offuscato.
Tenterò questa volta di non farvi svanire?
Sento ancora il mio cuore incline a quegli errori?
Voi m'incalzate! E sia, vi lascerò salire
accanto a me dal velo di nebbia e di vapori;
aleggia intorno a voi un alito incantato
che al mio petto dà un fremito di nuova gioventù.
Voi recate le immagini di giorni spensierati,
ed affiorano ombre che mi furono care;
simili ad un'antica, quasi svanita saga
ritornano con voi gli amici e i primi amori;
si rinnova il dolore, il pianto ripercorre
il corso labirintico di una vita errabonda,
e nomina i magnanimi prima di me scomparsi,
frodati dalla sorte di belle ore felici.
Non potranno ascoltare i canti che verranno
le anime alle quali i miei primi cantai;
la ressa degli amici si è dileguata, ormai,
l'eco prima dei canti è, purtroppo, svanita.
La mia canzone suona ad una folla ignota,
che perfino se applaude fa tremare il mio cuore,
e chi allora ascoltava lieto la mia canzone
erra, se vive ancora, disperso per il mondo.
Ed una nostalgia da tempo sconosciuta
mi prende di quel grave, calmo regno di spiriti,
si libra adesso in indistinti suoni
sussurrando il mio canto, simile all'arpa eolia,
un brivido mi afferra, lacrima segue lacrima,
si sente molle e tenero questo cuore severo;
quel che adesso possiedo lo vedo da lontano,
e quello che svanì diventa reale e vero.

Johann Wolfgang Goethe



Dalla calma tutto esce

Tutto quello che è frenetico
sarà presto passato:
perché solo il flemmatico
ci inizia al perpetuo ...
Dalla calma tutto esce:
oscurità e chiarore,
volume e fiore.

Rainer Maria Rilke



giovedì 21 marzo 2013

Ho sentito il tacere della sera

Ho sentito
correre al mio passo
questa strada,
questi alberi
e le foglie
non ancora cadute.
Ho sentito
il tacere della sera.


Elaine Sangro


l'inchino del poeta nello sguardo

I ciechi con le mani di rondini
virano agli ordini del vento
l'inchino del poeta nello sguardo.

Marina Pizzi



mercoledì 20 marzo 2013

Altro cielo pensa la mia anima

Il tuo corpo: gelosia del cielo.
La mia anima: gelosia del mare.
Altro cielo pensa la mia anima.
Altro mare sogna il tuo corpo.

Juan Ramon Jimenez




martedì 19 marzo 2013

Ma se per te non è più tormento voglio che nulla ti addolori

Ti amai, anche se forse
ancora non è spento del tutto l'amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata
come -Dio voglia- un altro possa amarti.

Aleksàndr Sergéevic Puskin



venerdì 15 marzo 2013

e in fondo alla tua mano trovo la risposta smarrita...

Sono nel mondo errabondo quesito.
Dalla risposta smarrita
nella densa tenebra.
Sei tu la nuova luce
accesa dalla sorte
al cuore della tenebra;
due volte gli astri girano
e poi mi illuminano
i raggi tuoi non hanno pari;
subito le tenebre disperdono
ed io d'allegria fremo
e in fondo alla tua mano
trovo la risposta smarrita...

Fadwa Tuqan



giovedì 14 marzo 2013

Ti resterà la gioia disperata d'aver perso tutto

Per una notte, viaggiatore, sii imprudente,
allunga la tua strada.
Al risveglio, sii come il giorno prigioniero
di una notte di nebbia.

Non evitare il giardino dei cuori persi,
va' in fondo, al termine del cattivo cammino,
dove l'erba è un tappeto di fiori rossi in abbandono,
dove malinconiche acque si dirigono verso il mare ondoso.

A lungo, senza riposo, hai vegliato
sul peso di anni inutili.
Che sia infine tutto dissolto!
Ti resterà la gioia disperata d'aver perso tutto.

Rabindranath Tagore



mercoledì 13 marzo 2013

Soffriremo nell'alba, viso di primavera

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di primavera.

Cesare Pavese



La tua vita è quanto hai amato

Sei greve quanto la terra che ti attira
Leggera quanto un battito d’ali…
Viva quanto il tuo cuore palpita
Giovane quanto i tuoi occhi vedono lontano…
Buona quanto quelli che ami cattiva quanto quelli che odi…
Sia quel che sia, il tuo colore è quello che vede chi ti sta di fronte…
Non considerare guadagno ciò che vivi:
Sei vicina alla fine quanto vivi quantunque tu viva
La tua vita è quanto hai amato…sei felice quanto puoi ridere
Non rattristarti sappi che riderai quanto hai pianto
Non credere che tutto sia finito sarai amata quanto tu hai amato.
È nel nascere del sole il valore che ti da la natura
E quanto dai valore a chi hai di fronte, sei umana.
Se un giorno dirai bugie
Lascia che chi hai di fronte creda per quanto ha fiducia in te.
La nostalgia che si ha per l’innamorato è nel raggio di luna
E per quanto hai nostalgia per l’innamorato
Sei vicina al tuo amore. Ricorda!
Sei bagnata quanto la pioggia che cade
Calda quanto il sole scalda.
Sola, tanto quanto ti senti sola
E forte quanto ti senti forte. Bella, quanto ti senti bella…
Ecco, è questa la vita! Ecco vivere è questo.
Vivrai tanto quanto ti ricorderai di questo,
nel momento in cui lo dimenticherai
sentirai freddo quanto ogni respiro che prendi
e, come dimenticherai chi hai di fronte sarai in fretta dimenticata.
Il fiore è bello quanto è annaffiato
Gli uccelli piacevoli quanto riescono a cantare
Il bambino è bimbo quanto piange
E tutto lo sai quanto lo hai imparato.
Impara anche questo, sei amata quanto ami.

Can Yucel



martedì 12 marzo 2013

Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te

Quando poniamo molta fiducia o aspettative in una persona, il rischio di una delusione è grande.
Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative, così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.
Dobbiamo bastare... dobbiamo bastare a noi stessi sempre, e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere coscienti che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, giammai perché abbiamo bisogno di qualcuno.
Una persona non ha bisogno dell'altra, esse si completano... non per essere due metà, ma per essere un intero, disposte a condividere obiettivi comuni, gioia e vita.
Nel corso del tempo, ti rendi conto che per essere felice con un'altra persona, è necessario, in primo luogo, che tu non abbia bisogno di questa persona.
Comprendi anche che la persona che ami (o pensi di amare) e che non vuole condividere niente con te, sicuramente, non è l'uomo o la donna della tua vita.
Impara a volerti bene, a prenderti cura di te stesso, e principalmente a voler bene a chi ti vuole bene.
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.


Mario Quintana


lunedì 11 marzo 2013

Una volta ogni cent'anni può succedere che essi si fondano in uno

Ci sono due uomini nel mondo, che
costantemente m'incrociano la strada,
l'uno è colui che io amo
l'altro è colui che mi ama.

L'uno è un sogno notturno
e abita nella mia mente buia
l'altro sta alla porta del mio cuore,
e io mai gli apro.

L'uno mi ha dato un primaverile soffio
di felicità che subito dispariva.....
L'altro mi ha dato tutta la sua vita
e non è stato mai ripagato di un'ora.

L'uno freme al canto del sangue,
dove l'amore è puro e libero,
l'altro ha a che fare con il triste giorno,
in cui affogano i sogni.

Ogni donna si trova tra questi due,
innamorata e amata pura...
Una volta ogni cent'anni può succedere
che essi si fondano in uno.

Tove Irma Margit Ditlevsen





paura del tuo sguardo nascosto velluto d'algebra

Paura dei tuoi occhi,
di quel vertice puro
entro cui batte il pensiero,
paura del tuo sguardo
nascosto velluto d'algebra
col quale mi percorri,
paura delle tue mani
calamite leggere
che chiedono linfa,
paura dei tuoi ginocchi
che premono il mio grembo
e poi ancora paura
sempre sempre paura,
finchè il mare sommerge
questa mia debole carne
e io giaccio sfinita
su te che diventi spiaggia
e io che divento onda
che tu percuoti e percuoti
con il tuo remo d'Amore.

Alda Merini



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