La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 29 aprile 2013

È in qualcosa che sempre a venire

Il nostro destino,
la nostra natura e dimora,
è nell'infinito,
in esso soltanto.
È nella speranza,
la speranza che non muore.
Nello sforzo,
nell'aspettativa,
nel desiderio.
È in qualcosa che sempre a venire.

William Wordsworth



Siamo in ritardo


"Siamo in ritardo” disse Colin.
“Non fa niente” disse Chloé “metti indietro il tuo orologio”."

Boris Vian - 
La schiuma dei giorni


quando verrà il tuo tempo, sboccerai

Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo,
sboccerai.
prima di allora,
una lunga e fredda notte
potrà passare.
anche dai sogni della notte
trarrai forza e nutrimento.
perciò sii paziente
verso quanto ti accade.
e curati e amati
senza paragonarti o voler essere un altro fiore,
perché non esiste fiore migliore
di quello che s'apre
nella pienezza di ciò che è.
e quando ti avverrà
potrai scoprire che andavi sognando
di essere un fiore che aveva da fiorire.

Daisaku Ikeda



martedì 23 aprile 2013

e se ti guardo dentro mi vedo

Lo specchio che hai fissato sul petto
è il segnale di un patto profondo,
tu mi guardi mentre io ti guardo dentro,
e se ti guardo dentro mi vedo.

Antonio Porta



Pure se un po' dovessi tu scordarmi e dopo ricordare, non dolerti

Tu ricordami quando saro' andata
lontano, nella terra del silenzio,
ne' piu' per mano mi potrai tenere,
ne' io potro' il saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai
giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:
ricorda e basta, perche' a me, lo sai,
non giungera' parola ne' preghiera.

Pure se un po' dovessi tu scordarmi
e dopo ricordare, non dolerti:
perche' se tenebra e rovina lasciano

tracce dei miei pensieri del passato,
meglio per te sorridere e scordare
che dal ricordo essere tormentato.


Christina Rossetti



Oh, andiamo a cercar l'Altrove!

Andiamo via, creatura mia,
via verso l'Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
La luna splende su chi
là vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell'immortalità.
Lì si cominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.
Il tempo lì è un momento d'allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l'amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo.
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
Oh, andiamo a cercar l'Altrove!

Fernando Pessoa



Ma incontrarti ogni volta come per caso E fare un po' di strada insieme

Non avere paura del mio silenzio
Non ti voglio mai rinchiudere
In una gabbia di parole
Ma incontrarti ogni volta come per caso
E fare un po' di strada insieme
Per condividere un sorso di vita
Con chi ha la borraccia più piena
E magari sederci sotto un albero
Ai bordi di quella che chiamano realtà
Sul nostro cammino verso l'Infinito.

Nicholas Bawtree



ma dopo un tale amore ….. …. non possono più amare

Completamente folle è chi dice
d’essere stato innamorato per un’ora
e non perché l’amore svanisce così presto,
ma perché in minor tempo dieci ne divora;
chi mai mi crederà, se io vi giuro
d’aver avuto la peste per un anno?
Chi mai non riderebbe, se affermassi d’aver visto
una fiasca di polvere bruciare un giorno intero?

Ah, che balocco è il cuore,
se cade nelle mani dell’amore!
Tutti i dolori fanno posto ad altri dolori,
e solo un po’ ne chiedono per se’;
vengono a noi, ma Amore ci trascina,
ci inghiotte e non mastica mai: come mitraglia
ci uccide in grande schiera.
È il Luccio tiranno, i nostri cuori pesciolini.

Se non fosse così, che avvenne al mio cuore
quando ti vidi per la prima volta?
Portavo un cuore entrando nella stanza,
ma uscendo non lo avevo più:
fosse andato da te, lo so bene, il mio cuore
forse avrebbe insegnato al tuo a mostrarsi
con me più pietoso: ma l’Amore, ahimè,
come vetro lo infranse al primo colpo.

Eppure niente può accadere al niente,
né alcun luogo può essere mai vuoto,
per questo penso che il mio petto
ancora conservi quei frammenti, separati;
e come gli specchi infranti mostrano
centinaia di piccoli volti,
così i miei frammenti di cuore
possono scegliere, desiderare e adorare,
ma dopo un tale amore …..
…. non possono più amare.

John Donne


martedì 16 aprile 2013

È da questo spazio invisibile all'altezza del diaframma che io ragiono e ascolto

... È da questo spazio invisibile all'altezza del diaframma 
che io ragiono e ascolto.
Una cavità dove sono archiviate le radiografie 
degli amori che mi hanno sfregiata, 
di baci e abbracci di mittenti e destinatari 
ileguati senza preavviso, 
una biblioteca di parole che non ho pronunciato 
e di appunti che ho stracciato.
Il sensore è preciso: avvisa con un frullare d'ali, 
un mulinello che muove le pale con moto variabile.
Tutto ciò che accade dentro di me 
si addensa in questo punto.
È la mia anima, 
il flusso di aria tiepida che respira 
all'interno della cassa toracica, risiede qui...

Paola Calvetti



Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca, prega che la strada sia lunga, ricca di avventure, ricca di conoscenza


Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca,
prega che la strada sia lunga,
ricca di avventure, ricca di conoscenza.
Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone furioso – non averne timore:
non ne incontrerai mai sul tuo cammino,
se i tuoi pensieri rimarranno alti, se una gentile
emozione accarezzerà il tuo spirito e il tuo corpo.
Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone selvaggio, non li incontrerai mai
se già non li porti dentro la tua anima,
se l’anima non li frapporrà ai tuoi passi.

Prega che la strada sia lunga.
Che le mattine d’estate siano molte, quando
con grande piacere, con grande gioia,
entrerai per la prima volta in porti mai visti;
fermati ai mercati fenici,
compra le merci migliori,
di madreperla e corallo, ambra ed avorio,
caldi profumi di ogni genere -
profumi caldi quanti ne puoi portare.
Visita molte città egizie,
per imparare ancora ed ancora dai sapienti.

Tieni sempre Itaca a mente:
raggiungerla è il tuo ultimo scopo.
Non affrettare però minimamente il viaggio,
meglio lasciarlo durare molti anni;
attraccare alfine all’isola quando sarai vecchio,
ricco di tutto ciò che avrai raccolto per strada,
senza pretendere che Itaca ti offra altri tesori.

Itaca ti ha donato il Viaggio meraviglioso.
Senza di lei tu non saresti mai partito per la tua via.
Essa non ha null’altro da offrirti.

Se la troverai povera, non credere che Itaca t’abbia ingannato.
Saggio come sei diventato, con sì tanta esperienza,
avrai già compreso cos’Itaca realmente rappresenti.

Konstantinos Petrou Kavafis




lunedì 15 aprile 2013

Tu tremi nell’estate

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate.

Cesare Pavese



Poi in qualche altro modo tecnologico ci abbracciamo appoggiando la fronte sullo schermo del computer


Vorrei mettere degli asterischi ai margini delle nostre conversazioni, per cercare di capirti. Le ombre cinesi che hanno lasciato sugli schermi le tue parole. Ti faccio sentire il pezzo nuovo con le mani che non potrei mai vincere a shangai. Cerco di convincermi che le distanze sono una cosa bellissima. e lo sono, di sicuro, ma vaffanculo. Mi manchi che mi mancano praticamente tutti i pavimenti. Chissà se sono solo un bisogno fisiologico gli abbracci. E sarei sempre sugli eurostar e sulle frecce rosse a sfogliare riviste, per venirti incontro. Stammi a duecentotrentasei chilometri di distanza e corrimi addosso. A tre ore di macchina o trenta euro di treno. Adesso se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. Così, coniugando anche male i verbi. E noi siamo meglio di un telefilm, e infatti non ci diciamo niente. Poi in qualche altro modo tecnologico ci abbracciamo appoggiando la fronte sullo schermo del computer. Il computer che ha sempre la febbre, come i cani. Che mi spaccherei il setto nasale come i pugili, prima di venire a vivere con te, così poi puoi farmi quello che vuoi che tanto non mi succede niente e posso continuare a girarti intorno, facendo finta di colpirti e poi abbracciarti finché l’arbitro non riesce a staccarci. A volte pensi che siamo come quegli animali dei documentari che non si capisce mai se si stanno massacrando o se stanno facendo l’amore. E tu che entri col piccone e col casco da minatore nel mio cuore. e la fine delle nostre amicizie. Io che cerco delle agenzie di copywriting per riuscire a venderti il mio carattere di merda, per leggerti chilometri di righe confusionarie d’amore. Che non mi scrivi più. Amare è tutto un tornare che cazzo vuol dire. I compleanni i supplementi sui biglietti dei treni interregionali i telefoni fissi i compiti per le vacanze i nostri fratelli. i nostri laghi interni. Scambiarsi la saliva e le illusioni. in cosa consiste questa notte. Scriverti sulla fronte torno subito, e poi non tornare mai.


Vasco Brondi






Perché ho fatto dei sogni la mia unica vita?

Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.
Nulla il lago mi dice
né la brezza cullandolo.
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.
Tremuli solchi sorridono
sull'acqua addormentata.
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?

Fernando Pessoa



Mi piace il verbo sentire

Mi piace il verbo sentire..
Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…

Alda Merini


giovedì 11 aprile 2013

la mia unica, indimenticabile compagna fu la pioggia

Comincerò con il dire, dei giorni e degli anni della mia infanzia, che la mia unica, indimenticabile compagna fu la pioggia.
Pablo Neruda


In questo unico monile è tutta la mia gioia

Un dardo autunnale dorato di sole al tramonto
Sconvolge a volte, un attimo, la mia quieta tristezza.
E l’anima mia, riudendo echi di antichi ricordi,
mite sorride a quei giuochi iridescenti di luce.
Da quei raggi benigni della mite coscienza
Nasce un filo di perle, collana di ottostichi.
E quando torna il pallore di giorni deserti di sole
In questo unico monile è tutta la mia gioia.

Iaroslaw Iwaszkiewicz



come il vino attraverso l'acqua

Ho sognato nella mia vita
sogni che son rimasti sempre con me,
e che hanno cambiato le mie idee;
son passati attraverso il tempo
ed attraverso me,
come il vino attraverso l'acqua,
ed hanno alterato
il colore della mia mente.

Emily Bronte



mercoledì 10 aprile 2013

Vorrebbe dormire anni, mille anni, sdraiato in un bosco silenzioso

Vorrebbe dormire anni, mille anni, sdraiato in un bosco silenzioso, su di un letto di foglie gialle abbaglianti, o rosse come la vite a ottobre, o arancioni come gli aceri canadesi, o carnosamente violacee. E ridestarsi cambiato. Vorrebbe camminare in silenzio attraverso i monti seguendo solamente il fruscio dei proprio passi e del proprio respiro. Vorrebbe sentire dentro di sé l’odore della terra che si risveglia all’alba e che continua a dissolversi e marcire. Vorrebbe scomparire assorbito dai vapori di una torbiera fumante. Vorrebbe non tornare mai più dal suo viaggio, perdersi su un binario morto e scomparire senza lasciarsi dietro nessuna traccia. 
Pier Vittorio Tondelli


Dare un senso alla vita può condurre a follia

Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.

In realtà non è questa la mia destinazione, ma la mia vita.

Poiché l'amore mi si offrì ed io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta
ed io ebbi paura;
l'ambizione mi chiamò,
ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è tortura
dell'inquietudine e del vano desidero;
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

George Gray - Antologia di Spoon River - Edgar Lee Masters



martedì 9 aprile 2013

ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante

Ero perso con lo sguardo verso il mare.
Ero perso con lo sguardo nell'orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine,
non l'ho colta 
ma l'ho protetta con le mie mani,
non l'ho colta
ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.

Hafiz Di Shiraz



Riconosco che una parte di me è morta stanotte!

Se avessi potuto tenerti nel mio cuore,
se solo avessi potuto in me avvolgerti,
quanto sarei stato felice!
Ma ora la carta della memoria davanti
una volta ancora mi srotola il corso
del nostro viaggio sin qui, qui dove ci separiamo.

E dire che tu non sei mai, mai stata
una qualche tua realtà, amor mio,
e mai alcuna delle tue varie facce ho visto!
Eppure esse mi vengono e vanno avanti,
e io forte piango in quei momenti.

Oh, mio amore, come stanotte fremo per te,
pur senza più speranza alcuna
di alleviar la sofferenza o ricompensarti
per tutta una vita di desiderio e disperazione.
Riconosco che una parte di me è morta stanotte!

David Herbert Lawrence



e scorre via il resto di ogni ora


Ancora ti prospera il fogliame intorno al cuore
e una fresca presa di sale
impregna il tuo sguardo.

Di me nessuno vuol sapere,
di chi io sia la spezia
e di quale amore la durata.

Spesso canta il lupo nel mio sangue
e allora l'anima mia si apre
in una lingua straniera.

Luce, dico allora, luce di lupo,
dico, e che non venga nessuno
a tagliarmi i capelli.

Mi annido in briciole straniere
e sono a me parola sufficiente.
Effimero, mi dico,
perché presto cesserà ogni annidare,

e scorre via il resto di ogni ora.

Mariella Mehr


lunedì 8 aprile 2013

Filemone e Bauci


Il fiume tacque dopo queste parole. Il fatto prodigioso aveva colpito tutti. Il figlio di Issione deride chi ci crede e, sprezzante com’era nei confronti degli dei e d'animo orgoglioso, disse: “Racconti cose inventate, e credi, Acheloo, che gli dei siano troppo potenti, se danno e tolgono le sembianze”. 
Rimasero tutti allibiti, e non credettero a tali parole; e prima di tutti Lelege, maturo per animo ed età, così disse: "È immensa la potenza del cielo e non ha limite, e tutto quello che gli dei superni vogliono è fatto. E perché tu dubiti di meno, c'è nei colli frigi una quercia vicino ad un tiglio, circondata da un piccolo muro. Io stesso vidi il posto; infatti Pitteo mi mandò nella terra di Pelope, una volta governata da suo padre. Non lontano da lì c’è uno stagno, terra un tempo abitabile, ora paludi abitate da smerghi e folaghe palustri. In questo luogo giove sotto spoglie mortali venne e con il padre venne il nipote di Atlante, portatore del caduceo, deposte le ali. In mille case si accostarono, con la richiesta di un luogo per riposare, mille catenacci chiusero le case. Tuttavia una li accolse, seppur piccola e ricoperta da stoppie e canne palustri. Ma la pia vecchia Bauci e Filemone di pari età si erano uniti negli anni giovanili ed erano invecchiati insieme in quella casa; non cercando di nascondere la povertà e sopportandola serenamente la resero accettabile. E non importa che tu cerchi dove siano i servi o i padroni in quella dimora: tutta la casa sono loro due, sono loro stessi ad obbedire e comandare.Dunque, quand'ebbero toccato gli dei la piccola casa e, chinato il capo, passarono per la piccola porta, il vecchio li invitò a riposare le membra, dopo aver porto una panca, sopra la quale la premurosa Bauci gettò un rozzo tessuto. Poi smosse la cenere tiepida sul focolare e ravviva il fuoco del giorno prima, lo alimenta con foglie e corteccia secca e lo fa fiammeggiare col suo fiato di vecchia; portò giù dalla soffitta rami di pino fatti a pezzi e ramaglie secche, li spezzò e li pose sotto un piccolo recipiente di bronzo. E libera dalle foglie un cavolo che suo marito aveva raccolto nell'orto irrigato. Con una forca a due punte stacca una spalla di porco affumicata, che pendeva da una trave annerita, e taglia dalla spalla un tempo messa da parte una fettina, e dopo averla tagliata la mette a cuocere nell'acqua bollente. Intanto ingannano il tempo dell'attesa con discorsi, e impediscono che l'attesa sia avvertita. C'era lì una tinozza di faggio, appesa ad un chiodo per il manico ricurvo: è riempita d'acqua tiepida ed accoglie le membra (degli dei) per ristorarle. In mezzo c'è un materasso di morbida ulva, posto su un letto con sponda e piedi di salice. Lo coprono con una coperta, che erano soliti stendere solo nei giorni di festa; ma anche questa coperta era rozza e vecchia, ben adatta al letto di salice. Gli dei vi si accomodarono. La vecchia prepara la tavola con la veste tirata in su e un po’ tremolando. Ma il terzo piede della tavola era diseguale: un coccio lo livellò. E dopo che quello posto sotto il piede eliminò la pendenza pulì la tavola pareggiata la menta fresca. Qui viene posta la bacca bicolore della vergine Minerva (olive), corniole autunnali conservate nell'aceto, e cicoria, e un ravanello, una forma di cacio, uova cotte a fuoco lento nella tiepida cenere: tutte queste cose in vasi di terracotta. Dopo questi viene disposto un cratere cesellato del medesimo argento, e coppe fatte di faggio, spalmate di cere bionde dove sono cave. C'è una piccola pausa, ed i focolari mandarono pietanze calde e di nuovo vengono riportati vini di non eccessiva stagionatura, e danno posto alle seconde mense, lasciati per un po' da parte. Ed ecco le noci, ecco i fichi secchi mescolati ai datteri rugosi, le prugne e le mele profumate nei grandi canestri, e le uve raccolte da viti rosseggianti. Nel mezzo c'è un favo candido. Su ogni cosa si aggiunsero i volti sorridenti ed una disponibilità né svogliata né limitata. Nel frattempo vedono che il cratere, ogni volta che è stato svuotato si riempie ed il vino ripullula da sé. Stupiti dalla novità hanno paura, e con le palme rivolte in alto si mettono a pregare Bauci ed il timido Filemone, e chiedono perdono per lo scarso cibo e per non aver preparato nulla. C'era un’unica oca, custode della piccola capanna, che i padroni si preparavano a sacrificare agli dei ospiti. Quella li mette a dura prova, perché è veloce d'ali e loro sono lenti per l’età, e li elude a lungo, ed infine sembrò che si fosse rifugiata proprio dagli dei. Gli dei vietarono che fosse uccisa, e dissero : "Siamo dei, e l'empio vicinato pagherà la giusta punizione. Vi sarà concesso di essere immuni a questo male. Frattanto lasciate la vostra casa, seguite i nostri passi ed andate insieme sulla cima del monte". Entrambi obbedirono e, appoggiati ai bastoni, si sforzano a procedere per la lunga salita.85 Erano ormai tanto lontani dalla cima quanto un tiro di freccia: si volsero a guardare e videro tutte le altre case sommerse dalla palude, solo la loro rimase in piedi. E mentre le guardano, mentre compiangono i destini dei loro vicini, quella vecchia casetta, piccola persino per i due padroni, si trasforma in tempio: colonne subentrano ai pali biforcuti, la stoppia del tetto prende riflessi d’oro, e si vede che il tetto è d'oro, le porte cesellate ed il pavimento ricoperto di marmo.Allora con placido volto il figlio di Saturno proferì queste parole: “Dite quello che desiderate, vecchio onesto e tu, donna degna dell'onesto marito”. Dopo aver confabulato poco con Bauci, Filemone rivela agli dei la risposta presa in comune: “Chiediamo di essere sacerdoti e di custodire il vostro tempio e, poiché siamo vissuti in concordia, il medesimo momento ci porti via entrambi, possa non vedere mai il sepolcro di mia moglie, né io debba essere seppellito dopo di lei”. Il compimento segue i voti: furono i custodi del tempio, fino a quando fu data loro la vita. Ormai indeboliti dagli anni e dall'età, mentre per caso si trovavano davanti ai sacri giardini e narravano la storia del luogo, Bauci vide che a Filemone spuntavano delle foglie, ed il più anziano Filemone vide che a Bauci spuntavano foglie. E mentre ormai la cima di un albero avviluppava i volti di entrambi, finchè fu possibile si indirizzavano a vicenda parole: "Addio, coniuge" - dissero insieme, e contemporaneamente il fogliame ricoprì le bocche nascoste. Ancora oggi in quel luogo la gente frigia mostra due tronchi vicini nati dai due corpi. Dei vecchi sinceri mi narrarono queste cose e non c'era motivo per cui volessero ingannarmi. Per parte mia vidi coroncine di fiori che erano appese sui rami, e ponendone di fresche dissi: “Gli uomini pii sono cari agli dei e coloro che li hanno onorati sono da essi onorati”.

Ovidio - Metamorfosi


Ho camminato con la testa piena di te

...Ho camminato con la testa piena di te. 

Il tuo ritratto e l'inebriante serata trascorsa insieme ieri
mi hanno lasciato i sensi in subbuglio.

Dolce, incomparabile,
quale strano effetto hai sul mio cuore!

Ma cosa mi resta ancora 
quando dalle tue labbra e dal tuo cuore 
traggo un amore che mi consuma come il fuoco?

Napoleone - da una lettera a Giuseppina



attraversare la vita senza fare rumore

Ai gatti riesce senza fatica
ciò che resta negato all'uomo:
attraversare la vita
senza fare rumore.

Ernest Hemingway



venerdì 5 aprile 2013

A te che m’ami e sei così lontano


A te che m’ami e sei così lontano,
a te che sotto i cieli tropicali
vedi passare il mio fantasma vano,
a te che sai il mio profondo male,
e intendi l'ansimar delle mie vene,
che conosci la mia sete mortale,
oggi io vengo col mio passo più lene,
sorridendo, così come a te piace
sognarmi nelle tue ore serene.
Ma non ti porto, come vuoi, la pace.
Io son l'insonne tormentosa e ho meco
l’ostinato anelar che mai si tace.
Questo, o Ignoto che m’ami, ora io ti reco.

Amalia Guglielminetti


E precisamente di quella bellezza che piace a me

[...] Credete forse di essermi molto simpatica Voi? Avete invece agli occhi miei delle qualità allontananti. Prima di tutto siete bella. E precisamente di quella bellezza che piace a me. Bei denti e bella bocca, piuttosto grande e fresca e attirante come poche…begli occhi, di una dolcezza servile: gli occhi di colei che si inchina al despota Signore e gli tende i polsi febbrili e li vede cerchiare di catene quasi godendone.

Guido Gozzano


giovedì 4 aprile 2013

mentre mordo la polvere, è amore

Il silenzio
a me caro,
non posso lasciarti che quello...
e non confonderlo ti prego
con l'indifferenza,
l’ipocrisia
o la superbia
di tutti
e d’ogni giorno...
A me mancano le parole,
sono mancate sempre
ma il mio, ti giuro
mentre mordo la polvere,
è amore. 

Carlo Bramanti



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