La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 31 ottobre 2013

Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno. Chi legge le mie parole sta inventandole


Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi fanno poco paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
Sfogliando l’atlante progetto la forma della Sumatra.
Che accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma in cui entrambi si donano.
Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è nulla di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole sta inventandole.

Jorge Luis Borges


martedì 29 ottobre 2013

Scegliere una porta significa non aprirne altre

Scegliere una porta significa non aprirne altre.


Un piacere presuppone
che molti piaceri non verranno vissuti,
così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.


L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.


La parola per cui opti impedisce l'uso
di un numero indefinito di parole.


Visiti un luogo perchè altri luoghi restino ad aspettarti.


Solo il giorno che sorge per la tua morte
è un giorno qualsiasi,
una casualità.

Abilio Estevez



sappi che, sebbene invisibile, accanto a te sono io a respirare

Se a cullare le azzurre campanule del tuo balcone
credi che sospirando passi il vento mormoratore
sappi che, occulto fra le verdi foglie,
sono io respirare.

Se mentre risuona confuso alle tue spalle vago rumore,
credi che per nome ti abbia chiamato lontana voce,
sappi che, fra le ombre che ti cercano,
sono io a chiamare.

Se a notte fonda si turba timoroso il tuo cuore
mentre senti sulle labbra un alito ardente,
sappi che, sebbene invisibile,
accanto a te sono io a respirare.

Gustavo Adolfo Bécquer



lunedì 28 ottobre 2013

Mi si travasa la vita in un ghirigoro di nostalgie

Dondolo di ali in fumo
mozza il silenzio degli occhi

Col vento si spippola il corallo
di una sete di baci

Allibisco all'alba

Mi si travasa la vita
in un ghirigoro di nostalgie

Ora specchio i punti di mondo
che avevo compagni
e fiuto l'orientamento

Sino alla morte in balia del viaggio

Abbiamo le soste di sonno

Il sole spegne il pianto

Mi copro di un tiedipo manto
di lind'oro

Da questa terrazza di desolazione
i braccio mi sporgo
al buon tempo.


Giuseppe Ungaretti


venerdì 25 ottobre 2013

tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai...


...Ora ti spiegherò una cosa fondamentale. Questo, è un orologio per il mondo di fuori». E tira fuori una cipolla meravigliosa, di acciaio brunito con un disegno di stelle e pesci. Lo apre, e dentro c'è un carillon.
«È meraviglioso», dico io.
«Questo è l'orologio che segna il tuo giorno cosiddetto normale: quello del far tardi a scuola, dell'alzarsi presto, delle ore che non passano mai, dei calendari, del lei guarirà in dieci giorni, dei moti stellari, delle maree e delle partite di calcio. Ma attenzione, ora ascolta».
Ed io ascoltai il ticchettio delle gocce che cadevano dal nocciolo.
«Ecco, questo è il rumore dell'orologio dentro. Questo misura un tempo che non va dritto, ma avanti e indietro, fa curve e tornanti, si arrotola, inventa, rimette in scena. È un tempo che non puoi misurare né coi cronometri né col più sofisticato astromacchinario. È il tempo tuo, misura la tua vita che è unica, e quindi è diverso dal mio.
Tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e l'altro dentro. Ogni volta che sentirai il ticchettio di quello di dentro, il gocciolare dell'acqua, le crome di un grillo, qualsiasi ritmo e balbettio del mondo, tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai...


Stefano Benni


giovedì 24 ottobre 2013

Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve


– Questo castello è davvero in un luogo ameno – osserva il re compiaciuto alla volta di Donalbain. Duncan e il suo seguito sono giunti in vista del castello di Inverness.
– E l’aria è qui sempre dolce e profumata – conferma Malcom.
– Guardate il vessillo di Cawdor sventola sulla torre più alta. Macbeth non ha perso tempo!
– Ha fatto quel che è nel suo diritto per volontà del suo re – replica seccamente Duncan.
– Allora onore a Macbeth: che quel vessillo possa procurare a questa casa e ai suoi signori maggiore fortuna che al precedente barone di Cawdor.
– Non c’è arte che insegni a scoprire nel volto le costruzioni della mente: era un gentiluomo nel quale avevo riposto assoluta fiducia: Andiamo, nostro cugino e sua moglie ci attendono.

– Degnissimo cugino, proprio ora il peccato della mia ingratitudine pesava su di me. Tu mi sopravanzi tanto che l’ala più veloce della ricompensa è troppo lenta per raggiungerti. Vorrei che tu avessi meritato di meno, e che la proporzione tra i ringraziamenti e il compenso potesse essere in mio favore. Ma posso solo dire, che ti debbo più di quanto potrò mai pagare.
Mentre il re parla, lady Macbeth invia al marito sguardi eloquenti.
– Il servizio e la lealtà che io debbo si pagano da sole nel compiersi. La parte di Vostra Altezza è quella di ricevere i nostri doveri: e i nostri doveri sono rispetto al vostro trono e al vostro stato, come figli e servi, i quali fanno soltanto ciò che debbono facendo quel che può servire al vostro amore e alla vostra gloria.
– Benvenuto sul mio petto! Ho cominciato a piantarvi, e mi sforzerò di farti crescere rigoglioso... Nobile Banquo, tu non hai meritato di meno, né deve essere meno noto che lo hai fatto: lascia che ti abbracci e ti stringa al cuore.
Lady Macbeth torna a cercare lo squardo del marito.
– E se qui crescerò, il raccolto sarà vostro.
– Figli congiunti, baroni e voi, Macbeth e Banquo, il cui rango è il più vicino al nostro, sappiate che noi designiamo successore al regno il nostro figlio maggiore, Malcom, che quindi nominiamo Principe di Cumberland.
Mantenendo inalterato il suo ampio sorriso Lady Macbeth parla piano al marito: – È chiaro adesso? Mentre si affretta a renderti grazie per i tuoi meriti ti affianca Banquo negli onori e designa il suo successore. E mentre tutti festeggiamo compiaciuti lo scampato pericolo e i nuovi onori, al re tradito e sull’orlo dell’abisso si sostituisce il monarca saggio e riconoscente, vincitore con i suoi baroni.
– Principe di Cumberland! – esclama Macbeth – Non potrebbe reggere il regno un solo giorno! Questo è un ostacolo su cui debbo cadere o che debbo saltare, perché mi attraversa la strada. Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve.

William Shakespeare - dal Macbeth


vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo


...Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo...

Dino Buzzati


martedì 22 ottobre 2013

voi pronte a perire in beatitudine e sacrificio

Costellazione terrestre,
rose,
colme rose silenziose,
più d'ogni bel viso belle,
fragranti più delle onde
nei mattini leni alla marina,
rose,
nell'ora vostra perfetta
mirarvi è smarrirsi in voi,
quale un cielo trapunto di luci serene,
colme rose estatiche,
sensi secreti voi irraggiate,
voi pronte a perire
in beatitudine e sacrificio,
rose,
adorarvi non vale a possedervi,
ardenti vertici vivi!

Sibilla Aleramo



martedì 15 ottobre 2013

Non disprezzare il poco

Non disprezzare il poco,
il meno
il non abbastanza
l’umile
il non visto
il fioco
il silenzioso,
perché quando saranno passati amori e battaglie,
nell’ultimo camminare
nella spoglia stanza,
non resteranno il fuoco e il sublime
il trionfo e la fanfara,
ma braci
un sorso d’acqua
una parola sussurrata
una nota
il poco
il meno
il non abbastanza.

Stefano Benni



uomo o ombra

Davanti a me fluttua una immagine,
uomo o ombra,
più ombra che uomo,
più immagine che ombra...

William Butler Yeats



venerdì 11 ottobre 2013

ricordi indistinti di un tempo

Nebbie della sera.
Assorto, il pensiero indugia
sui ricordi indistinti di un tempo.

Matsuo Basho



giovedì 10 ottobre 2013

L’ineffabile eccitazione che si prova quando un disastro imminente promette di sollevarci da ogni responsabilità collegata alla vita.


Aveva quarantadue anni, e fino a poco prima ne aveva sempre dimostrati meno. Neal ne aveva sedici di più. Perciò Jinny aveva ritenuto che, secondo il corso naturale delle cose, sarebbe toccato a lei il ruolo che adesso era di Neal, e qualche volta si era anche chiesta con apprensione come se la sarebbe cavata.
Una sera a letto, prima di addormentarsi, mentre gli teneva la mano, una mano calda e viva, aveva pensato che almeno una volta nella vita avrebbe stretto nella sua, toccato, la mano di Neal ormai morto. E non sarebbe stata in grado di farsene una ragione. Di credere al fatto che lui potesse essere morto e inerte.
Per quanto prevedibile e prevista fosse quella condizione, lei non sarebbe mai riuscita ad accettarla. A credere che, in fondo a qualche misterioso abisso, lui non fosse consapevole di quell’istante. Di lei. Pensare a lui privo di quella facoltà le procurava una specie di vertigine emotiva, la sensazione orrenda di precipitare. E al tempo stesso, una forma di eccitazione. L’ineffabile eccitazione che si prova quando un disastro imminente promette di sollevarci da ogni responsabilità collegata alla vita.
In quei casi, un senso di pudore costringe a darsi un contegno e a restare immobili.
- Dove vai? – le aveva chiesto lui, sentendola ritirare la mano.
- Da nessuna parte. Mi giro soltanto.

Alice Munro

mercoledì 9 ottobre 2013

E avremo anche una morte da morire

Abbiamo tutta una vita
da NON vivere insieme.
Sugli scaffali di Dio
s’impolverano i gesti possibili:
le mosche cherubiche insozzano
le nostre carezze;
stanno appollaiati come gufi
i sentimenti impagliati.
“Merce inesitata” – griderà l’angelo d’ottone -
dieci casse di vite, di possibili.
E avremo anche una morte da morire:
una morte casuale, innecessaria,
distratta, senza te.


Giorgio Manganelli


io esigo il gesto d’un tuo riso


Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente; la rivolta
dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l’indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l’urlo d’uno sguardo
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d’un tuo riso.

Giorgio Manganelli


Come parlare della Luce

Come parlare della Luce
se non si è avuto,
almeno una volta
l'esperienza del Buio ?

Zenone di Cizio



martedì 8 ottobre 2013

And now, it's time to leave and turn to dust


There is a house built out of stone 
Wooden floors, walls and window sills
Tables and chairs worn by all of the dust
This is a place where I don't feel alone 
This is a place where I feel at home
Cause, I built a home 
for you 
for me 

Until it disappeared 
from me 
from you 

And now, it's time to leave and turn to dust

Out in the garden where we planted the seeds 
There is a tree as old as me 
Branches were sewn by the color of green 
Ground had arose and passed its knees 

By the cracks of the skin I climbed to the top 
I climbed the tree to see the world 
When the gusts came around to blow me down 
I held on as tightly as you held onto me 
I held on as tightly as you held onto me


Cause, I built a home 
for you 
for me 

Until it disappeared 
from me 
from you 

And now, it's time to leave and turn to dust



Costruire Una Casa

C’è una casa fatta di pietra
Pavimenti di legno, mura e davanzali
Tavoli e sedie consumati da tutta la polvere
È un posto in cui non mi sento solo
È un posto in cui mi sento a casa

Perché ho costruito una casa
Per te
Per me

Finché è scomparsa
Da me 
Da te

E adesso è ora di andarcene e diventare polvere

Fuori in giardino dove abbiamo piantato i semi
C’è un albero vecchio come me
I rami sono stati attaccati dal colore del verde
Il terreno è spuntato e ha superato le ginocchia

Dalle fessure della superficie mi sono arrampicato fino in cima
Mi sono arrampicato sull’albero per vedere il mondo
Quando delle folate di vento sono venuti a farmi cadere
Mi sono tenuto forte come tu ti sei tenuta a me
Mi sono tenuto forte come tu ti sei tenuta a me

Perché ho costruito una casa
Per te
Per me

Finché è scomparsa
Da me 
Da te

E adesso è ora di andarcene e diventare polvere




frapporre qualcosa tra il mondo e me

Devo fabbricarmi un sorriso,
munirmene,
mettermi sotto la sua protezione,
frapporre qualcosa tra il mondo e me,
camuffare le mie ferite,
imparare insomma
a usare la maschera.

Emile Cioran



mercoledì 2 ottobre 2013

Dell’amore ci accorgiamo spesso troppo tardi

Dell’amore ci accorgiamo spesso troppo tardi,
se un cuore ci è stato dato solo in prestito,
se ci è stato donato
oppure se addirittura ci è stato sacrificato.

Arthur Schnitzler



La vera solitudine è in un luogo che vive per sè

La solitudine non è mai con voi;
è sempre senza di voi,
e soltanto possibile con un estraneo attorno:
luogo o persona che sia,
che del tutto vi ignorino,
che del tutto voi ignoriate,
così che la vostra volontà e il vostro sentimento
restino sospesi e smarriti
in una incertezza angosciosa
e, cessando ogni affermazione di voi,
cessi l'initimità stessa della vostra coscienza.
La vera solitudine è in un luogo che vive per sè
e che per voi non ha traccia nè voce,
e dove dunque l'estraneo siete voi.

Luigi Pirandello



ove più tu non sei

E quel cuore più non risponderà
alla mia voce, esultante e afflitto.
Tutto è finito… E il mio canto risuona
nella notte vuota, ove più tu non sei.

Anna Achmatova



E il domani non sembra più domani

Segue a un giorno monotono
un nuovo giorno, monotono, immutabile.
Accadranno le stesse cose,
accadranno di nuovo.
Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.
Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene s'immagina senza calcoli strani:
è l'ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.

Konstantinos Kavafis




martedì 1 ottobre 2013

Tutta ricca di fatti e di cose... La ballerina dai piedi nudi

Aveva un passo ritmico e felino,
i gesti dolci, agili, poi rudi
con qualcosa d'animale e di divino
la ballerina dai piedi nudi.

La sua gonna era la gonna delle rose
sui suoi seni v’erano due scudi...
Tutta ricca di fatti e di cose...
La ballerina dai piedi nudi.

Scendevano piaceri dai suoi seni
fino a una perla fonda, l'ombelico,
e stimolavano propositi osceni
zuccherini di fragola e miele di fico.

Vicino alla sedia gestatoria
v’erano buffoni, v’eran drudi...
Ed era tutta Selene e Anattoria
la ballerina dai piedi nudi!

Ruben Dario





LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...