La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

martedì 5 febbraio 2013

ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano

Ho aperto l’atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano.

Rainer Maria Rilke



Forse essere morto è passare nell’oceano delle onde che restano onde per sempre, dunque è inutile aspettare che il mare si calmi.


Il signor Palomar decide che d’ora in poi farà come se fosse morto, per vedere come va il mondo senza di lui. Da un po’ di tempo s’è accorto che tra lui e il mondo le cose non vanno più come prima; se prima gli pareva che s’aspettassero qualcosa l’uno dall’altro, lui e il mondo, adesso non ricorda più cosa ci fosse da aspettarsi, in male o in bene, né perché questa attesa lo tenesse in una perpetua agitazione ansiosa.

Dunque ora il signor Palomar dovrebbe provare una sensazione di sollievo, non avendo più da chiedersi cosa il mondo gli prepara, e dovrebbe anche avvertire il sollievo del mondo, che non ha più da preoccuparsi di lui. Ma proprio l’attesa di assaporare questa calma basta a rendere ansioso il signor Palomar. Insomma, essere morto è meno facile di quel che può sembrare. Per prima cosa, non si deve confondere l’essere morto col non esserci, condizione che occupa anche la sterminata distesa di tempo precedente alla nascita, apparentemente simmetrica a quella altrettanto sconfinata che segue alla morte. Infatti, prima di nascere facciamo parte delle infinite possibilità a cui toccherà o non toccherà di realizzarsi, mentre una volta morti, non possiamo realizzarci né nel passato (a cui apparteniamo ormai interamente ma su cui non possiamo più influire) né nel futuro (che, se pur influenzato da noi, ci rimane vietato). Il caso del signor Palomar è in realtà più semplice, in quanto la sua capacità d’influire su qualcosa o qualcuno è sempre stata trascurabile; il mondo può benissimo fare a meno di lui, e lui può considerarsi morto in tutta tranquillità, senza nemmeno cambiare le sue abitudini. Il problema è il cambiamento non in ciò che lui fa ma in ciò che lui è, e più precisamente in ciò che lui è in rapporto al mondo.
Prima, per mondo lui intendeva il mondo più lui; adesso si tratta di lui più il mondo meno lui. Il mondo meno lui vorrà dire la fine dell’ansia? Un mondo in cui le cose avvengono indipendentemente dalla sua presenza e dalle sue reazioni, seguendo una loro legge o necessità o ragione che a lui non riguarda? Batte l’onda sullo scoglio e scava la roccia, un’altra onda sopravviene, un’altra, un’altra ancora; che lui ci sia o non ci sia, tutto continua ad avvenire. Il sollievo d’essere morto dovrebbe essere questo: eliminata quella macchia d’inquietudine che è la nostra presenza, la sola cosa che conta è l’estendersi e il succedersi delle cose sotto il sole, nella loro serenità impassibile. Tutto è calma o tende alla calma, anche gli uragani, i terremoti, l’eruzione dei vulcani. Ma non era già questo il mondo quando lui era lì? Quando ogni tempesta portava in sé la pace del dopo, preparava il momento in cui tutte le ondate si saranno abbattute contro la riva, e il vento avrà esaurito la sua forza? Forse essere morto è passare nell’oceano delle onde che restano onde per sempre, dunque è inutile aspettare che il mare si calmi.

Italo Calvino - Palomar



dimmi che un bacio


Dimmi almeno
che oscura meraviglia
già ti prende di me,
che trovi bella
questa sommessa,
e umile giunchiglia
che già ti paragona
a una stella;
dimmi che me divina
e me presente
senti dentro
il tuo letto di piacere,
dimmi che un bacio
fuga dolcemente
tutte le smanie
e tutte le chimere.
Alda Merini


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-89324>

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero è entrato in moratoria

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l’idraulico è in ferie.


Eugenio Montale


guarda!

Boris, ti scrivo lettere sbagliate. Quelle vere non toccano la carta. Oggi, ad esempio, spingendo per due ore la carrozzina di Murka per una strada sconosciuta – accarezzando lungo il cammino degli arbusti spinosi in fiore come si accarezza un cane altrui – ecco, oggi, io ho parlato ininterrottamente con te, in te... Quando diventavi troppo pensieroso, ti prendevo con entrambe le mani la testa e te la voltavo: guarda!

Marina Cvetaeva


una panchina in un giardino

Di tutto il nostro mondo assolato
desidero soltanto una panchina in un giardino
dove un gatto prende il sole…
Là vorrei sedermi
con una lettera nascosta in seno
una sola piccola lettera.
Così appare il mio sogno…

Edith Södergran


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