La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

lunedì 23 settembre 2013

Solo una parola


Quando all’improvviso nel mezzo della vita giunge una parola mai pro­nun­ciata prima,
una densa marea ci acco­glie fra le sue brac­cia e comin­cia il lungo viag­gio nella magia appena iniziata,
che si leva come un grido nell’immenso han­gar abban­do­nato dove il muschio rive­ste le pareti,
sulla rug­gine delle crea­ture dimen­ti­cate che abi­tano un mondo in rovina, una parola basta,
una parola e ini­zia la danza scan­dita che ci guida attra­verso una pol­vere spessa di città,
fino alle vetrate di un sana­to­rio oscuro, ai cor­tili dove fio­ri­sce la fulig­gine e si anni­dano ombre dense,
umide ombre che danno vita a donne stanche.
Nes­suna verità risiede in que­sti angoli e, tut­ta­via, lì sor­prende lo sgo­mento muto
che riem­pie la vita con il suo alito di aceto-rancido aceto che scorre nella dispensa madida di un’umile casa di piacere.
E nep­pure que­sto è tutto.
Ci sono anche le con­qui­ste di regioni ardenti, dove gli insetti vigi­lano la copula dei guar­diani della semina che per­dono la voce nelle scon­fi­nate pian­ta­gioni di canna sol­cate da rapidi canali e ret­tili opa­chi dalla bianca e ricca pelle.
Oh lo zelo delle sen­ti­nelle che bat­tono senza tre­gua sonori barili di petrolio
per spa­ven­tare gli insetti osti­nati che la notte invia come una pro­messa di veglia!
In cam­mino verso il mare pre­sto si dimen­ti­cano que­ste cose.
E se una donna attende con le sue bian­che e sode cosce aperte come i rami di un fio­rito pìsamo centenario,
allora il poema giunge al suo fine, non ha più senso il suo mono­tono lamento di fonte tor­bida e sem­pre rin­no­vata dal corpo stanco di viziosi ginnasti.
Solo una parola.
Una parola e ini­zia la danza
di una fer­tile miseria.
Álvaro Mutis



La mia pena è durare oltre quest’attimo

Il pensiero della morte m'accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l'erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos'è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l'esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m'aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fina e debole!

È incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia
che s'aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l'amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo.

Mario Luzi



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