La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

giovedì 24 ottobre 2013

Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve


– Questo castello è davvero in un luogo ameno – osserva il re compiaciuto alla volta di Donalbain. Duncan e il suo seguito sono giunti in vista del castello di Inverness.
– E l’aria è qui sempre dolce e profumata – conferma Malcom.
– Guardate il vessillo di Cawdor sventola sulla torre più alta. Macbeth non ha perso tempo!
– Ha fatto quel che è nel suo diritto per volontà del suo re – replica seccamente Duncan.
– Allora onore a Macbeth: che quel vessillo possa procurare a questa casa e ai suoi signori maggiore fortuna che al precedente barone di Cawdor.
– Non c’è arte che insegni a scoprire nel volto le costruzioni della mente: era un gentiluomo nel quale avevo riposto assoluta fiducia: Andiamo, nostro cugino e sua moglie ci attendono.

– Degnissimo cugino, proprio ora il peccato della mia ingratitudine pesava su di me. Tu mi sopravanzi tanto che l’ala più veloce della ricompensa è troppo lenta per raggiungerti. Vorrei che tu avessi meritato di meno, e che la proporzione tra i ringraziamenti e il compenso potesse essere in mio favore. Ma posso solo dire, che ti debbo più di quanto potrò mai pagare.
Mentre il re parla, lady Macbeth invia al marito sguardi eloquenti.
– Il servizio e la lealtà che io debbo si pagano da sole nel compiersi. La parte di Vostra Altezza è quella di ricevere i nostri doveri: e i nostri doveri sono rispetto al vostro trono e al vostro stato, come figli e servi, i quali fanno soltanto ciò che debbono facendo quel che può servire al vostro amore e alla vostra gloria.
– Benvenuto sul mio petto! Ho cominciato a piantarvi, e mi sforzerò di farti crescere rigoglioso... Nobile Banquo, tu non hai meritato di meno, né deve essere meno noto che lo hai fatto: lascia che ti abbracci e ti stringa al cuore.
Lady Macbeth torna a cercare lo squardo del marito.
– E se qui crescerò, il raccolto sarà vostro.
– Figli congiunti, baroni e voi, Macbeth e Banquo, il cui rango è il più vicino al nostro, sappiate che noi designiamo successore al regno il nostro figlio maggiore, Malcom, che quindi nominiamo Principe di Cumberland.
Mantenendo inalterato il suo ampio sorriso Lady Macbeth parla piano al marito: – È chiaro adesso? Mentre si affretta a renderti grazie per i tuoi meriti ti affianca Banquo negli onori e designa il suo successore. E mentre tutti festeggiamo compiaciuti lo scampato pericolo e i nuovi onori, al re tradito e sull’orlo dell’abisso si sostituisce il monarca saggio e riconoscente, vincitore con i suoi baroni.
– Principe di Cumberland! – esclama Macbeth – Non potrebbe reggere il regno un solo giorno! Questo è un ostacolo su cui debbo cadere o che debbo saltare, perché mi attraversa la strada. Stelle, nascondete i vostri fuochi! La luce non veda i miei oscuri e segreti desideri, l’occhio non guardi quel che fa la mano, ma senza esitare si compia ciò che si deve.

William Shakespeare - dal Macbeth


vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo


...Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell'uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall'estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d'oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo...

Dino Buzzati


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...