La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori.
Alda Merini

venerdì 12 dicembre 2014

Lontani tinti dei vari colori dei più lontani silenzi.

Io vidi dal ponte della nave 
i colli di Spagna 
svanire nel verde
dentro il crepuscolo d’oro la bruna terra celando
come una melodia:
di questa scena fanciulla sola
come una melodia
blu, su la riva dei colli ancora tremava una viola... 
Illanguidiva la sera celeste sul mare;
pure i dorati silenzi ad ora ad ora dell'ale
varcaron lentamente in un azzurreggiare.
Lontani tinti dei vari colori
dei più lontani silenzi.
Ne la celeste sera varcaron gli uccelli d'oro, la nave
già cieca varcando battendo la tenebra
coi nostri naufraghi cuori
battendo la tenebra l'ale celeste sul mare.
Ma un giorno... 


Dino Campana



lunedì 20 ottobre 2014

lei ha la forma delle mie mani

Lei è in piedi sulle mie palpebre
e i suoi capelli sono nei miei,
lei ha la forma delle mie mani,
lei ha il colore dei miei occhi,
lei è sprofondata dentro la mia ombra
come una pietra sopra il cielo.
Lei ha sempre gli occhi aperti
e non mi lascia dormire.
I suoi sogni in piena luce
fanno evaporare i soli,
mi fanno ridere, piangere e ridere
parlare senza avere niente da dire.

Paul Eluard

martedì 30 settembre 2014

Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce

Ricordo bene il suo sguardo. Attraversa ancora la mia anima come una scia di fuoco nella notte. Ricordo bene il suo sguardo. Il resto… Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, a un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove.

Fernando Pessoa


sabato 27 settembre 2014

La strada si riempì di pomodori

La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l'olio,
figlio
essenziale dell'ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l'arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell'estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l'insigne pienezza
e l'abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.


Pablo Neruda


venerdì 12 settembre 2014

Venga il mio diletto nel suo giardino

Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Ct 4,16



mercoledì 10 settembre 2014

Verresti?

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.
La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.
Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa.
Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.
Ma potrei imparare.
Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.
Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.
Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?
Italo Calvino - Gli amori difficili


martedì 2 settembre 2014

Chi ama le Anime

A colui il quale non avrà saputo che amare corpi,

forme, apparenze… la morte toglierà tutto.

Chi ama le Anime, le ritroverà.

Victor Hugo

lunedì 25 agosto 2014

Noi

Una volta
E per pochi giorni
Molto tempo fa
Io e te
Improvvisamente fummo fin nell'intimo
Noi.
«Noi due» potevo dire
Nelle ore voraci che furono nostre.
Da tempo
Se parlo di te
Posso usare soltanto
La terza persona: Lei.

José Emilio Pacheco


martedì 5 agosto 2014

assorbimi nella pelle, nel vivere

Mi piacerebbe essere il tuo pensiero,
l'inseparabile ombra che ti segue
- e se non come amante, come amica,
al sole, alla luna, alla luce di casa.
Vorrei essere il fiato del tuo respiro,
l'amore inquieto che ti avvince,
del tuo edificio colonnato e trave,
delle tue ferite odoroso unguento.
Tanto voglio essere tua, farti mio,
che io lascerei il mio spirito vuoto
perché tu lo riempia con la tua essenza.
Porta il mio profilo sul tuo sentiero,
ombra legata al tuo lieve vagare,
assorbimi nella pelle, nel vivere.

Francisco Álvarez


lunedì 4 agosto 2014

Mentre ci sono farfalle, c’è estate.

Mi piacerebbe sapere se la tua costanza,
la forza imperturbabile della tua gelosia,
l’ostinazione dei tuoi incantesimi,
è qualcosa di inamovibile e trascendente
che deve uscire, come la gramigna
coi suoi fusti minuscoli e fragili,
con la sua spiga aromatica e blindata.
Mi piacerebbe sapere se solamente
il tuo bacio è un fiore come molti altri
che appassisce quando gli insetti
smettono di visitarlo.
Mi piacerebbe sapere se è il contrario.
Che muoiono di tristezza le libellule
perché non trovano vita in nessun petalo.
Torniamo a ballare. È la tua risposta.
Mentre ci sono farfalle, c’è estate.


Me gustaría saber si tu constancia,
la fuerza imperturbable de tus celos,
la tozudez de tus encantamientos,
es algo inamovible y trascendente
que tiene que salir, como la grama
con sus tallos minúsculos y frágiles,
con su espiga aromática y blindada.
Me gustaría saber si solamente
tu beso es una flor como otras muchas
que se marchita cuando los insectos
dejan de visitarla.
Me gustaría saber si es lo contrario.
Que mueren de tristeza las libélulas
porque no encuentran vida en ningún pétalo.
Volvemos a bailar. Es tu respuesta.
Mientras hay mariposas, hay verano.


Alonso Cordel

















giovedì 31 luglio 2014

il tuo saluto, la sera

Il tuo saluto, la sera,
gli occhi nell’ombra -
dall’ombra, e taci,
mi guardi, un minuto? -
ferma ogni vena nel mondo,
tacito aduni
gli addii della sorte,
la sera, con gli occhi
nell’ombra, ardi?
O piangi, ma forte
ma forte un minuto nel cuore
ogni vena mi ferma
il tuo saluto, la sera.

Sibilla Aleramo


giovedì 10 luglio 2014

da una donna così, non si torna indietro. Mai.


Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

Martha Rivera Garrido


venerdì 4 luglio 2014

e ci svegliava ignoti come la prima volta

Piegato hai il capo e mi guardi;
e la tua veste è bianca,
e un seno affiora dalla trina
sciolta sull’omero sinistro.

Mi supera la luce; trema,
e tocca le tue braccia ignude.
Ti rivedo. Parole
avevi chiuse e rapide‚
che mettevano cuore
nel peso d’una vita
che sapevo di circo.
Profonda la strada
su cui scendeva il vento
certe notti di marzo‚
e ci svegliava ignoti
come la prima volta.

Salvatore Quasimodo


giovedì 26 giugno 2014

La poiana si ferma e diventa una stella.

Sotto il quieto punto
volteggiante della poiana
avanza rotolando il mare
fragoroso nella luce,
mastica ciecamente il suo morso
di alga e soffia
schiuma sulla riva.
La terra è celata dalle tenebre
frugate dai pipistrelli.
La poiana si ferma e diventa una
stella.
Il mare avanza rotolando
fragoroso e soffia
schiuma sulla riva.

Tomas Tranströmer



mercoledì 18 giugno 2014

E il battere del mio cuore sostiene il ritmo delle cose

Le mie mani mantengono stelle,
Afferro la mia anima perché non si spezzi
La melodia che va di fiore in fiore,
Strappo il mare dal mare e lo pongo in me
E il battere del mio cuore sostiene il ritmo delle cose.

Sophia de Mello Breyner Andresen



mercoledì 11 giugno 2014

nel momento in cui abbiamo perduto ogni fede nelle relazioni umane...


Perché, Dio solo lo sa, proprio nel momento in cui abbiamo perduto ogni fede nelle relazioni umane, una composizione puramente fortuita di alberi e di granai o di un fienile e un carro, ci offre un simbolo così perfetto di ciò che è irraggiungibile, che riprendiamo la ricerca.

Virginia Woolf - Orlando



Vengo, con la presente, a te


Vengo, con la presente, a te, per chiederti formalmente di esentarmi d’urgenza
dal comunicare, con te, per telefono (io non posso battere zuccate disperate, contro il primo muro che mi trovo a disposizione, ogni volta, capirai, appena mollo giù il ricevitore): (perchè, mia diletta, io non saprò mai separare, stralciandole, le tue parole, a parte, dai tuoi gomiti, dai tuoi alluci, dalle tue natiche, da tutta te) (da tutto me): sola, la tua voce mi nuoce.

Edoardo Sanguineti - Scartabello XLVII


venerdì 6 giugno 2014

Il mio corpo è la testimonianza Dal bene che lui mi fa


Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
E che mi fa impazzire
Quando mi bacia sulla bocca
La mia pelle diventa ipersensibile
E mi bacia con calma e a fondo
Fino a che è la mia anima a sentirsi baciata
Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Che rapisce i miei sensi
Penetra le mie orecchie
Con tanti segreti
Belli e indecenti
Poi scherza con me
Inizia a ridere dal mio ombelico
E mi conficca i denti nella carne
Io sono la sua bambina, lo sai?
Lui è il mio ragazzo
Il mio corpo è la testimonianza
Dal bene che lui mi fa
Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Che mi fa impazzire
Quando mi accarezza la nuca
E quasi mi ferisce
Con la sua barba incolta
E quando mette le cosce
Tra le mie cosce
Quando si sdraia
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Di girarmi intorno
Di baciare i miei seni
Di baciare il mio ventre
Di lasciarmi calda come la brace
Usa il mio corpo
Come se il mio corpo
Fosse la sua casa
Io sono la sua bambina, lo sai?
Lui è il mio ragazzo
Il mio corpo è la testimonianza
Dal bene che lui mi fa.

Chico Buarque


martedì 20 maggio 2014

Vai per il tuo giardino e ti manca qualcosa


Alto lassù
tutto il giardino è luna,
luna di oro.
Ma più dolce è sfiorare
la tua bocca nell'ombra.
Nella penombra
la voce dell'uccello
è ammutolita.
Vai per il tuo giardino
e ti manca qualcosa.
La coppa altrui,
la spada che fu spada
in un'altra mano,
la luna della strada,
dimmi, forse non bastano?
Sotto la luna
la tigre d'oro e d'ombra
si guarda gli artigli.
Non sa che al far del giorno
hanno straziato un uomo.
Triste la pioggia
quando cade sul marmo,
triste esser terra
e non essere i giorni
dell'uomo, il sonno, l'alba.
Non esser morto,
come altri del mio sangue,
in guerra. Essere
colui che nella vana
notte conta le sillabe.

Jorge Luis Borges


Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi e saprò d'esser io


Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo accompagna il
mattino.

Sono lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo - una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni:
ora è come quel pianto non fosse mai stato.

E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore - perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese


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